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Craxi: autocritiche no, critiche si…

Concordo con Luca Josi sui socialisti ed il socialismo.

Stamattina mi sveglio con un’intervista di Walter Veltroni a Gennaro Acquaviva, sul Corriere della Sera, in diverse chat a cui partecipo c’è uno scambio di opinioni, non mancano le polemiche. Il tema è Bettino Craxi, il socialismo di quegli anni, il compromesso storico e le lacrime di Craxi dopo la lettera inviatagli da Aldo Moro durante il rapimento.

Leggo e rileggo l’intervista, alla luce anche di chi è l’intervistatore e di cosa ha rappresentato, perché il buon Walter non è solo un giornalista, ma un politico navigato di sinistra, l’intervistato è uno storico dirigente del PSI, capo della segreteria politica di Craxi e suo consigliere a Palazzo Chigi.

Dopo poco ricevo il link della lettera di Luca Josi a Dago su “ Dagospia”, una lettera che scrive di getto, con impeto e con lucidità allo stesso tempo, tipico del Luca che conosco. Ha proprio ragione quante parole, quanti fatti, quanta confusione e come Josi, condivido l’idea che possa farsi un giovane lettore sapendo poco di quel periodo e avendo letto su Craxi molte cose controverse e spesso false o leggendarie, ricostruzioni libere e non sempre attendibili.

Io sono della generazione di Luca Josi segretario del Movimento Giovanile Socialista, del Luca Josi che non abbandona il Craxi ferito, il Craxi del lancio delle monetine e delle inchieste, ho condiviso con lui un periodo straordinario, ho incontrato l’uomo della mia vita e i compagni di allora sono ancora i miei compagni e i miei amici. Non ho mai rinnegato la mia storia e la mia appartenenza, non posso farlo perché sono socialista da tre generazioni e perché poi con consapevolezza ho scelto di esserlo, pagando a volte un prezzo alto ed immotivato.

Della vicenda Moro ho ascoltato tanti racconti e tante storie, tanti punti di vista e tante, forse, leggende, abito a pochi passi dalla maledetta Via Fani e non dimentico, ma non posso giudicare ‘storicamente’ ciò che viene raccontato. Ma posso trovarmi d’accordo con Josi quando scrive che dopo la morte di Craxi tutti hanno raccontato il loro Craxi, libere interpretazioni di un uomo complesso, tutti lo hanno definito, nel suo ultimo periodo italiano, poco lucido o come appare nella missiva su Dagospia “opaco”.

Josi che gli fu molto vicino fa intendere che non lo definirebbe così e d’altronde nel film per cui Pierfrancesco Favino è candidato al David di Donatello “Hammamet”, Bettino Craxi seppur in un esilio è un uomo che tutto sembra tranne che appannato se non in alcuni momenti dal dolore, dalla malattia e dalla consapevolezza della fine. La sua lucidità era davvero svanita? E mi domando se la storia sarebbe davvero potuta cambiare se Craxi avesse raccontato proprio tutto, così cito la lettera su Dagospia, Josi riferendosi a Craxi scrive: “c’erano infiniti ragionamenti, dicibili e meno, ma che non avendoli resi pubblici lui, con lui devono rimanere”.

Nell’intervista del Corsera, Veltroni fa domande sul passato e sulla storia, domande che potrebbe rivolgere anche a se stesso, lui c’era, era sul “camper” con D’Alema nel marzo 1990 a Rimini per incontrare Craxi, perdonate l’ironia ma le domande non sono quelle di un giovane giornalista alle prime armi e non riesco a credere alla sua ingenuità. 

Ma quello che mi ha mosso a scrivere è proprio l’ultima domanda rivolta ad Acquaviva come ben sottolinea con ironia Luca Josi: “L’autocritica che i socialisti possono fare guardando la loro storia qual è?” E come non concordare con il commento che scrive Josi: ”non un’auto, ma una critica ”, è vero abbiamo perso la sfida del socialismo riformista, abbiamo regalato le nostre battaglie ad altri incapaci poi di attuarle, abbiamo  permesso che la nostra visione fosse annientata. Il gruppo dirigente socialista si occupava di politica estera conoscendo i dossier e la storia, la diplomazia era un’eccellenza italiana, l’Europa era una conquista ma non comprendeva la resa ai Paesi più forti e soprattutto ai poteri forti, l’immigrazione era già un allarme lanciato in tempi non sospetti e molte altre cose lasciate incompiute.

La storia come dice Francesco De Gregori: “… siamo noi, nessuno si senta offeso… attenzione nessuno si senta escluso… siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere e tutto da perdere…

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Tiziana Buccico

Tiziana Buccico, napoletana verace, classe 1969, da sempre appassionata di politica, cultura e Medio Oriente. Un passato di uffici stampa tra cui l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Poi giornalista di pagine di cultura e società, come “moscone” per i quotidiani “La Città” e "il Corriere del Mezzogiorno”. Ha lavorato per uffici stampa politici e istituzionali (Regione Lazio e Consiglio Regionale del Lazio), organizzando eventi e campagne elettorali. Pezzi di vita vissuti tra Gottingen, Vienna e Parigi, viaggi avventurosi e curiosi. Per otto anni, sino al 2017, è stata in Iran per seguire marito e famiglia ma occupandosi a tempo pieno della Scuola Italiana “Pietro della Valle” di Teheran, come Vice Presidente . Da allora la passione per i viaggi e le culture diverse è cresciuta e si è anche trasformata in una rubrica Treccani dal titolo “Via della Seta”. Rientrata in Italia si occupa di social, politica, giornalismo ed eventi culturali mantenendo così un filo diretto con quella parte del mondo che le ha cambiato la vita. Social media manager dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

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