Dove porterà il referendum?

Finite le vacanze, arrivato settembre,ritorna la politica o ,come dice qualcuno, la guerra tra bande. E si torna a votare: Referendum ed Enti locali o meglio alcune Regioni,parecchi Comuni ed anche due collegi senatoriali rimasti vacanti.  Alle campagne elettorali diverse nelle diverse realtà territoriali si è sommato il Referendum sul numero dei componenti di Camera e Senato per il quale tutti gli italiani sono chiamati alle urne.

Ma cosa è questo Referendum? Cosa in realtà si propone? Formalmente riguarda il numero dei Parlamentari. Occorre premettere che gli italiani al corrente di quanti siano i Deputati ed i Senatori  è inferiore di certo all’1 per mille e probabilmente all’1 per 10.000  e che quasi nessuno conosce come l’attuale numero fu calcolato nella Assemblea Costituente. La campagna elettorale dovrà chiarirlo sempre che la gente sia interessata a prestare attenzione. Dunque formalmente il referendum riguarda la riduzione di più di un terzo del numero dei  componenti eletti di Camera e Senato: un tale provvedimento rappresenta una modifica della Costituzione Repubblicana e perciò dopo il voto favorevole delle due Camere che c’è già stato ,deve essere sottoposto  a referendum popolare,ossia al giudizio dei cittadini, che decidono a maggioranza semplice. Già due volte, nel 2006 col Governo Berlusconi e nel 2016 col Governo Renzi, gli elettori  furono chiamati a votare analoghe proposte e le respinsero ,malgrado facessero parte di un insieme di norme che andavano ben al di là della semplice riduzione del numero dei parlamentari ,disegnando un necessario  e conseguente riordino della materia. Nel 2006 votarono il 52% degli elettori ed il 61% disse NO, nel 2016 i votanti furono il  65% ed il 59% disse NO. Questa volta invece si tratta di un semplice taglio lineare motivato con ragioni di economia che è stato quantificato, con non poco spirito,nell’equivalente di un caffè l’anno per ogni italiano ! E forse anche meno perché un Referendum con tutti i cittadini ai seggi,costa caro ed il relativo impegno di spesa andrebbe sottratto dal risparmio ricavato dalla riduzione delle prebende dei Parlamentari.

C’era un altro sistema per fare economia nel Parlamento senza sostenere i costi di un referendum : bastava ridurre gli assegni mensili non solo dei circa mille eletti delle due Camere , ma anche quelli fuori scala dei  quasi 2000 dipendenti di queste nobili Istituzioni dove un commesso o un barbiere guadagna quanto un Professore di Università e dove un Consigliere parlamentare ,ossia un dirigente, è pagato più del Primo Presidente della Corte di Cassazione ossia della più alta carica dello Stato ! Scelte di questo genere si dovrebbero fare col cervello, se invece si ragiona con la pancia, finisce col prevalere l’invidia sociale piuttosto che l’interesse collettivo cioè il bene comune.

Si deve perciò dedurre che il quesito referendario è culturalmente e politicamente modesto, il che non torna ad onore dei proponenti. Ogni precedente sofferta modifica costituzionale o tentativo di modifica era , seppure discutibile,di grande respiro ed offriva  prospettive di innovazione e di adeguamento ai tempi mutati, ed al diverso contesto internazionale. Questa volta si è mobilitato a lungo e ripetutamente il Parlamento ed ora il Paese solo per cambiare dei numeri,ma nessuna funzione, ossia cambiare per non cambiare nulla !

La domanda allora è: quale beneficio avranno gli Italiani dal risultato del referendum? E qui scatta il secondo interrogativo : ci sono reconditi scopi o  nascosti significati nella modifica della norma costituzionale? Quale è il vero motivo? Quale è il vero scopo? La proposta dei 5S ed il sostegno della Lega, oggi nemici su tutto il resto, tendono all’acquisizione del sostegno popolare emotivo ed indirettamente allo smantellamento delle Istituzioni  Repubblicane. Si cominciò con il Governo giallo-verde, il Conte uno, a dichiarare guerra all’Europa ed alla moneta unica ed  alle regole comunitarie: ci volle la pazienza del Presidente della Repubblica per cambiare Ministero al neo Ministro che di tali guerre era da anni il portabandiera. Sulla competenza di altri Ministri di quel Governo è meglio tacere. Si continuò col reddito di cittadinanza i cui effetti sono stati il contrario di quelli auspicati, poi con la quota 100 per scavare la fossa ai fragili conti dell’INPS ed a novembre col taglio dei vitalizi degli ex parlamentari, infine per poco non prese corpo la flat tax che avrebbe portato al default dello Stato e della quale ora non ne parlano più neanche i fautori. Ci salvò la crisi di quel Governo. Col successivo Governo giallo-rosso, il Conte due, la spinta populista ha fatto più fatica,  ben arginata dai partners di maggioranza rappresentanti di solidi Partiti ideologici, reduci della Prima Repubblica.

Il ripiegamento dei 5S si è sfogato all’interno con la così detta democrazia diretta ossia informatica, dove meno di 50.000 persone decidono scelte di famiglia come il capo politico o il terzo mandato elettivo o  purtroppo quelle di Governo come i finanziamenti dell’Europa ed il loro destino. Ma in più, profittando della competenza giuridica del Premier da loro ingaggiato, hanno sostenuto l’uso continuo dei DPCM nella drammatica lotta al COVID, esautorando il ruolo del Parlamento. Ora il Referendum potrebbe essere la spallata finale : prevarrà il populismo sulla democrazia parlamentare  definita dalla Costituzione repubblicana?

Forse dietro un insignificante quesito referendario che non cambierà niente, c’è questo recondito obbiettivo sempre insito nel progetto e nei programmi dei 5S, quello di distruggere la classe dirigente dello Stato e le sue Istituzioni… attraverso i Di Maio, i Toninelli,i Crimi, le Azzolina, le Raggi ecc. ….IL pensiero di Bakunin aveva analoghi scopi , ma ben altro spessore!!

I giornali della domenica ultima di agosto, a tre settimane dal voto, hanno riportato sondaggi tutti favorevoli al SI ,seppure nei giorni successivi sembra che la distanza tra le due opzioni si sia ridotta. Affari Italiani ha pubblicato il sondaggio Winpool con il 66% di SI  ed il 34% di NO, diverso da quello della settimana precedente che dava il  72% contro il 28%. La Repubblica ha riportato il sondaggio di  Atlante politico che dava addirittura l’82% al SI, senza però precisare le caratteristiche del campione di elettori coinvolto. Noi abbiamo ricavato un orientamento molto diverso tra i lettori di MOONDO organizzati in una Chat composta  da gente prevalentemente, ma non esclusivamente, della terza età, con istruzione universitaria e residente a Roma. Su 245 inclusi  amici nella Chat, in cinque giorni  hanno votato in 97, ossia il 40%, con 82 ossia l’84,5% dei votanti favorevoli al NO, 8 pari al 8,2% favorevoli al SI e 7 indecisi pari al 7,3%. L’Accademia Romana di Chirurgia ha proposto il quesito a 233 Chirurghi di tutta Italia ottenendo solo 61 risposte pari al 25% e di queste 30 NO, 25 SI, e 6 indecisi. Questi due piccoli sondaggi hanno due limiti: quello di essere numericamente insufficienti e quello di essere rivolti solo alla classe dirigente del Paese. Di certo però indicano una larga indifferenza di fronte al quesito con conseguente astensione dal voto. Se è vero che uno vale uno saranno indicativi i sondaggi degli Istituti specializzati, se però la qualità è un valore allora si possono prendere in considerazione i micro sondaggi sopracitati e quindi considerare che la partita è ancora aperta.

Nelle prossime settimane  quando cesseranno di pontificare inutilmente i costituzionalisti ed i politici che cercano visibilità, se gli elettori cambieranno canale passando dai talk show alle più sane partite di calcio, gli elettori più liberi, partecipi e sensibili ci diranno a quale Repubblica siamo destinati.

Ricordando l’uso eccessivo dei Referendum che promosse Marco Pannella, la previsione sulla astensione dovrebbe dare un valore alto che ,in altre condizioni ossia nei referendum propositivi ,non consentiva di raggiungere il quorum. Questa volta invece il referendum è confermativo: il quorum non serve e vince chi ha più voti. Tuttavia anche per chi vincerà, se i voti saranno pochi si tratterà di un insuccesso politico, perché starebbe ad indicare che la politica ha perso il contatto con il popolo. Democrazia ulteriormente ferita. L’augurio che credo tutti democraticamente facciamo, è che gli elettori si rechino numerosi alle urne, perché il voto di pancia di pochi si trasformi in un voto di testa e di cuore di molti.

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Eugenio Santoro

Presidente Fondazione San Camillo- Forlanini - Roma

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