Georges Perec cruciverbista, anzi, enigmista

Lo scrittore francese Georges Perec fu un abile e prolifico autore, non soltanto di romanzi; mago e alchimista della parola, saggista, poeta, autore di testi teatrali, regista e sceneggiatore di film, è ormai ben conosciuto anche in Italia con momenti di grande fulgore: un autore che assolutamente non può essere paragonato a nessun altro, così come le sue opere non offrono la possibilità di scorgere alcun collegamento o analogia l’unacon l’altra. Perec fu anche autore di parole incrociate e dei suoi schemi esistono addirittura due raccolte per le edizioni Mazarine: Les Mots croisés I (1979) e Les Mots croisés II (1986).

Al di là della fase “formale” del gioco, che consiste nella ricerca della migliore maniera di fare incrociare le parole assicurando la doppia lettura orizzontale e verticale, la ricerca delle definizioni investe un’attività fluida, suscettibile di diventare vera e propria “enigmistica”. E Perec riuscì in questo e i suoi cruciverba divennero veri e propri enigmi, con una fortunata riabilitazione di questo gioco, che, diversamente, poco o nulla ha a che fare con l’enigmistica. La ricerca delle definizioni è, infatti, una ricerca nel mondo della lingua,volta a scoprire affascinanti ambiguità. Questa fase è quella che fa scoprire Perec enigmista ed è qui che è possibile riabilitare l’operazione dei mots croisés scorgendone l’interesse linguistico, anche se sviluppato nell’àmbito del gioco. Un interesse che, come si è visto, colpì anche Algirdes Julien Greimas, il quale dedicò alla “scrittura cruciverbistica” un intero capitolo del suo testo Du sens. Essais sémiotiques Algirdes Julien Greimas, (ed. Seuil,

Parigi, 1970, trad. it. Del senso, Bompiani, Milano, 1974) e parte del suo volume sulla struttura semantica.

Il merito di Perec è quello di aver introdotto in questo gioco, totalmente arido nella sua apparenza formale, un elemento certamente ravvivante e nobilitante. Nei suoi schemi di Perec, infatti, è certamente molto accurata la ricerca della “definizione” che più possa sorprendere e allo stesso tempo essere l’occasione per un simpatico gioco di parole; questo darà gusto al di là di quello del semplice incasellare lettere e lettere in una griglia, nel solo rispetto della disposizione delle caselle bianche e nere.

«Ciò che in fin dei conti caratterizza una buona definizione di parole incrociate è che la soluzione sia evidente, tanto evidente quanto insolubile possa sembrare il problema fino a che non sia risolto. Una volta trovata la spiegazione, ci si rende conto di come essa fosse già chiaramente espressa nel testo stesso della definizione, ma non si riuscisse a scorgerla, tutto consistendo nell’intravederla in modo diverso».

L’Oulipo, il laboratorio letterario francese, di cui Perec fu esponente ragguardevole, si è interessato proprio all’analisi di queste particolari definizioni utilizzate e da utilizzare nella compilazione dei mots croisés. Marcel Bénabou, in particolare, ha ben còlto la interessante raffinatezza, alla quale erano giunti autori come Tristan Bernard, Robert Scipion e lo stesso Perec nel camuffare in ogni maniera quanto andava definito: con equivoci e con artifici di tutti i tipi. Bénabou osserva come nella realizzazione di uno schema di parole incrociate ci si trovi generalmente di fronte a un nucleo iniziale di vocaboli ben combinati (da noi questo insieme è detto “piazza centrale”), per poi arrivare man mano verso la periferia, essendo frequentemente costretti a includere anche gruppi di due o tre lettere.

Si è presa così l’abitudine, in Francia come da noi, di trattare questi gruppi come frammenti di vocaboli più lunghi, con un risultato spesse volte molto ben riuscito:

BLE:     à la limite du sopportable
DIL:      attaque de la diligence
MPS:     la fin des temps
NDE:     une fraction de seconde
STA:     tête de station
TO:       demi-tour à gauche
UR:       demi-tour à droite

Oltre a ciò vi è la possibilità di giocare in maniera diversa sulla presenza di lettere comuni a due parole (quello che c’è dell’una e dell’altra):

OBL:     ce qu’il y a de noble chez un oblat
OUR:    ce qu’il y a de pourri dans les amours
RAN:    ce qu’il y a de grande en France
RIS:      ce qu’il y a de triste en prison.

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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