Il futuro è elettrizzante

Londra ha due sistemi di attuazione per ridurre le emissioni nocive nella propria città. 

All’interno della ring road, di fatto la superstrada che circonda la megalopoli esiste la ULEZ, la Ultra Low Emission Zone: diesel e motori a benzina tradizionali banditi, motori a combustione recenti penzalizzati con un costo giornaliero per circolare importante. 

Il centro, ossia Mayfair Piccadilly e zone limitrofe ha poi la Congestion Charge ossia un vero e proprio toll per chiunque entri in autovettura. 

Solo le autovetture o i camioncini totalmente elettriche ne sono esentate, mentre già un motore ibrido viene guardato con sospetto perché i proprietari tendono a non usare la parte di propulsione elettrica. 

La nazione sino da prima del covid prevedeva forti incentivi per chi volesse cambiare la propria auto inquinante con modelli elettrici, rendendo quasi accessibili modelli di vetture che sono ancora troppo care. 

Poi sotto la spinta di un messaggio populistico che indicava come gli aiuti andassero di fatto a chi già poteva permettersi vetture di valore importante, è stato tutto fermato. Facendo crollare il mercato. 

Gli scooter elettrici non esistono, troppo pericolosi e troppo disordinati per una città e un Paese che fa dell’ordine e delle regole il proprio credo. Brutti, abbandonati a bordo strada, di impaccio ai pedoni sui marciapiedi, di impaccio alle biciclette sulle corsie dedicate. 

Le biciclette invece impazzano; private, in affitto, in sharing. La città ha previsto centinaia di corsie dedicate e anche delle vere e proprie autostrade che tagliano la capitale. 

Certo, qualche corsia di troppo ha creato nuovo traffico, cha paradossalmente inquina di più di conseguenza. In Hyde park invece di fare la corsia nel verde han tolto una corsia nella strada che lo taglia, col risultato che le macchine emettono fumi in mezzo a un polmone verde, costantemente in coda, mentre i ciclisti preferiscono passeggiare nel parco che a lato di auto fumanti. 

Ma si può dire che la rivoluzione elettrica stia funzionando. 

Sicuramente è imposta, non voluta, non cercata, ma in quella che era la Capitale più inquinata ora l’aria è bella e respirabile per la maggior parte dell’anno. 

L’infrastruttura di ricarica esiste, ma comincia a sentire il peso del forte aumento della mobilità e richiede nuovi investimenti. I giganti del petrolio hanno comperato tutte le piccole società che mettevano punti sparsi per le città e perfino il primo “benzinaio” (come chiamarlo??), la prima stazione tutta elettrica e senza pompe di benzina ha aperto pochi mesi fa. 

Con fatica, investimenti, incentivi qui a Londra l’aria è più respirabile. 

Il PNRR con tutti gli investimenti previsti in ambiente mobilità e rinnovabili, migliorerà l’aria italiana, non solo economica. 

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Carlo Arturo Garuzzo

Carlo è fondatore e Presidente del Gruppo Energetico flyRen Energy Group, multinazionale tascabile dedita allo sviluppo, investimento e asset management nel campo delle energie rinnovabili. www.flyren.eu flyRen sviluppa, investe e fornisce consulenze a diverse Utilities italiane e straniere e a fondi Istituzionali che operano nel settore fotovoltaico. flyRen è attiva in Italia, Moldavia, Turchia e Regno Unito. Carlo Garuzzo ha un BA (Hins) in Studi Internazionali di Business conseguito alla European Business School in London ed ha conseguito presso la London Business School, il Corporate Finance Modular Program and Financial Seminar for Senior Managers. Dal 2019 è Console Onorario per la Repubblica di Moldavia per Torino e Piemonte, e si fregia di essere il Presidente del Club Torino of London, club che riunisce le imprenditorialità e professioni torinesi che vivono a Londra. Carlo è un socio del Club degli Investitori dedito a supportare start up Italiane ed è un mentor per giovani imprenditori in Techitalia Lab a Londra. Sposato, due figli, Carlo divide la sua vita fra Londra e Torino e parla correntemente Italiano, Francese e Inglese, con conoscenze avanzate di Spagnolo e Tedesco. Carlo, insieme ai suoi genitori Rosalba e Giorgio, sono mecenati che hanno creato oramai quindici anni fa l’organizzazione senza scopo di lucro “Istituto Garuzzo per le Arti Visive” (IGAV) www.igav-art.org , attivo in tutto il mondo per supportare i giovani artisti contemporanei Italiani.

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