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Il Pettirosso e la Cinese

Recensione del libro “Il Pettirosso e la Cinese- Il profumo che viene dall’albero
della vita” ed. Albatros.

“Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”. L’affermazione
shakespeariana di “Sogno di una notte di mezza estate” torna immediatamente
alla mente leggendo il recente romanzo di Valeria Biraghi e Gabriele Carminati
con il titolo un po’ misterioso “La cinese e il pettirosso-Il profumo che viene
dall’albero della vita” (ed. Albatros).

Definirlo romanzo è solo per inquadrare in qualche modo un libro in cui è narrata una storia vera filtrata attraverso un’ottima scrittura dai due autori che delle vicende raccontate sono i protagonisti. E’ una storia molto semplice che inizia più di mezzo secolo fa sulle rive del lago Maggiore ai confini con la Svizzera. Una giovane universitaria (i laureati disponibili sono molto scarsi) viene chiamata ad insegnare materie letterarie nella prima classe di una scuola media locale.

Fra i suoi alunni c’è un giovanetto affidato ad un convitto tenuto da religiosi: è
un fanciullo simile a quel fringuello in una bufera di neve di cui parla Benedetto
Croce in un suo celebre apologo. Solo, in un ambiente in cui gli è difficile
integrarsi, senza alcun punto di riferimento in un’età difficile: l’insegnante si
accorge presto di questa fragilità. Vorrebbe aiutarlo in qualche modo, ma è
molto giovane anche lei e non sa come. Gli fa sentire il suo sostegno morale e
quel calore umano che gli manca.

Il fanciullo se ne rende conto: è l’unico punto sicuro di riferimento che scorge intorno a sé. E’ un delicato gioco di sentimenti che si interrompe bruscamente, quando ciascuno inizia a percorrere la sua strada. La giovane studentessa diviene moglie e madre, professoressa di lettere in una scuola statale e poi preside.

Il giovane Gabriele cresce, trova un lavoro in Svizzera. Ha un tracollo psicofisico, torna in Italia, dopo un anno “sospeso” a Roma, diviene un clochard a Siena. Trascorrono cosi cinquanta anni: ciascuno confina quei ricordi in quella cassaforte della memoria, dove si tengono i ricordi più cari, i sogni più felici e segreti, dove conscio e inconscio convivono, dove il confine tra realtà e fantasia tende a smarrire i suoi precisi contorni.

Spazio e tempo li dividono, ma insieme, come nella teoria di Einstein, determinano una realtà eventuale tutta immaginaria che è percettibile solo da Valeria e Gabriele e
solo a loro nota. A darle corpo arriva Internet, i messaggi su Messenger, un
nuovo modo di comunicare tra le persone impensabile ai tempi in cui la vicenda
ha inizio.

Gabriele si mette in comunicazione con Valeria che ha pubblicato un volume sui suoi ricordi di scuola, fra i quali non poteva mancare Gabriele; inizia una fittissima corrispondenza via internet. Il mondo di sopra e quello di sotto, quello di tutti i giorni e quello che spesso vogliamo ignorare -la stessa esistenza divengono un mondo solo fatto di umanità ed insieme di sogni che si materializzano, di sentimenti che trovano finalmente una sponda…

Il libro è la rivisitazione di quei messaggi, con brani di grande poesia, come la descrizione della Roma notturna da parte di Gabriele, quella di un’infanzia magica di Valeria, ed un finale che lascia pensare…

Otre ai suoi pregi letterari e alla sua unicità il volume è interessante quale riprova dei profondi cambiamenti strutturali nella comunicazione interpersonale e più in generale nella vita sociale. Forse può dare una risposta a una domanda quanto mai attuale: ci sarà ancora spazio per sognare?

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Mario Pacelli

Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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