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In brache di tela

La storia si complica, oltre la persistenza del coronavirus, l’Italia è chiamata, adesso, ad affrontare una duplice sfida, una sul versante europeo, l’altra su quello interno.

L’offensiva della Corte costituzionale tedesca che pone un’ipoteca sul futuro comportamento della Banca centrale europea in materia di sostegno ai paesi in difficoltà mediante l’acquisto di massicce quantità di titoli di stato, apre uno scenario preoccupante per la prospettiva di solidarietà comunitaria sulla quale l’Italia continua a contare.

A questo si aggiunge la cronica debolezza del governo nazionale, rispetto alla quale  sembra venir meno la possibilità di un aggiustamento in corsa, come si era finora immaginato con l’apertura ad una sorta di larga intesa con l’opposizione. Stando al fatto  che ormai non vi è più da sperare nemmeno in un intervento riparatore della presidenza della Repubblica che, secondo le notizie – non smentite – circolate ieri su diversi quotidiani,  in caso di crisi, non resterebbe che il ricorso ad elezioni anticipate.  

Una situazione al limite di una complessità estrema, poiché espone il Paese ai peggiori avvenimenti, quelli in corso e quelli che si preannunciano, senza alcun riparo, né economico, né politico.

L’idea di andare a breve ad elezioni, con una campagna elettorale lacerante, è da folli, è l’anticipo di una guerra civile che farebbe più disastri della pandemia i cui effetti stanno distruggendo anche il sistema economico.

Il passaggio che ci attende è simile ad uno di quelli che solo alpinisti provetti sono in grado di affrontare quando ci si è avventurati su una parete senza più appigli e senza praticabili vie di ritorno. Walter Bonatti se la cavò più volte ricorrendo ad una tecnica che richiede eccezionale coraggio ed estrema freddezza, il lancio di una corda per afferrare un appiglio più in alto e raggiungerlo penzolando nel vuoto per superare l’ostacolo impossibile. 

Mentre medici e sanitari stanno lavorando giorno e notte, da mesi, per salvare vite umane, non ci si rende abbastanza conto che la chiusura senza tempo delle attività economiche e del lavoro lascerà sul campo più danni e più vittime del virus. Anche in tempo di guerra, quelli più in là con gli anni lo ricordano bene, l’attività produttiva per quanto possibile non si fermò. Al pari di allora, oggi è necessario riaprire  fabbriche, uffici, negozi, bar, ristoranti e quant’altro, con le opportune misure sanitarie, ma senza perdere altro tempo. Occorre  freddezza ragionata per superare il momento difficilissimo,  altrimenti una immaginaria corda come quella usata dagli alpinisti finirà per strangolare l’economia italiana.

Nell’attuale panorama nazionale, dove effettivamente si sta penzolando sul vuoto, non si scorgono guide politiche all’altezza di un Bonatti, dal che non resta che confidare in un esame di coscienza da parte dei vari leader, anche i più modesti, dei partiti italiani, lasciandosi guidare dall’inventiva popolare in mancanza di un loro intuito costruttivo. 

Questo per dire che siamo vicini al baratro, che il tempo non promette bene e che le guide non ci sono.

Siccome il governo Conte si profila come l’ultimo esecutivo prima del ricorso ad elezioni anticipate, sta in primo luogo alla responsabilità di Conte fare il passo necessario per ricompattare il Paese, lasciando andare tutte le task forze finora attivate, che somigliano più all’armata Brancaleone piuttosto che alle forze del maresciallo Zukov quando presero Berlino, e riunisca a Palazzo Chigi, attorno allo stesso tavolo, Zingaretti, Crimi, Renzi, Berlusconi, Salvini, Meloni e gli altri delle forze minori, per affrontare insieme la situazione prima che questa diventi disperata, prima di finire in brache di tela.

Pensi, Conte, che non può e non potrà farcela da solo. Da solo non va da alcuna parte, né lui né gli altri. Serve un minimo di buon senso, accompagnato da un bagno di modestia che è figlia di saggezza. 

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Gianfranco Salomone

Giornalista - Già Direttore Generale Ministero del Lavoro

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