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Intervista esclusiva a Gabriele Ciampi

di Veronica Ruggiero

Un brivido che corre sotto pelle il nuovo concept musicale dal titolo “Opera” del compositore Gabriele Ciampi. L’Album prodotto e mixato al The Village Studios di Los Angeles e masterizzato agli Abbey Road Studios di Londra, è stato realizzato tra Los Angeles e Roma attraverso una stretta collaborazione tra il geniale compositore e talentuose musiciste. Un intero progetto sperimentale in cui la musica classica viene interpretata in chiave elettronica con risultati magistrali e decisamente sorprendi, un tumultuoso crescendo di emozioni e sensazioni intrise di femminilità. Il progetto si ripropone infatti di esplorare il mondo femminile partendo dalla sensibilità maschile verso il gentil sesso un contributo importante alla battaglia, da sempre sostenuta da Ciampi, della parità tra sessi. Geniale, moderno e sensibile il maestro è un rappresentante dell’eccellenza italiana nel mondo: primo e unico italiano presente nella giuria dei Grammy Awards, ha avuto il privilegio di suonare, su invito di Michelle Obama, alla Casa Bianca dove ha diretto il Concerto di Natale nel 2015. Cosa sia un’ ”Opera” in grande stile lo racconta Gabriele Ciampi nella seguente intervista.

Intervista esclusiva a Gabriele Ciampi

Gabriele Ciampi

Maestro come nasce la sua “Opera”?

Il mio nuovo album è un approfondimento della battaglia personale che da tempo porto avanti. A differenza di quanto scritto in passato, in questo progetto al centro della mia musica ci sono un uomo e una donna che insieme dialogano e costruiscono qualcosa. Le musiciste o le artiste con cui ho collaborato alla creazione del progetto, non si sono limitate ad interpretare la scrittura dello spartito, ma hanno attivamente collaborato al processo creativo di Opera, conferendo una certa creatività al risultato finale. Tutto il lavoro fatto durante i mesi di lock down ha dato vita ad un’esortazione ad aprire un dialogo uomo -donna nel settore musicale che spesso purtroppo manca. Non si tratta di “concedere” all’universo femminile la condivisione di un palco, ma di dare la bacchetta in mano o coinvolgere le donne nella scrittura.

Come definirebbe il ruolo della donna oggi nel campo della musica?

Qui in America fortunatamente il sistema musicale si sta tingendo di rosa e ha iniziato a valorizzare l’universo femminile, almeno da due anni a questa parte. Assistiamo ancora ad episodi spiacevoli, come quello a cui ho assistito ai Grammy Awards lo scorso anno: l’allontanamento di Deborah Dugan, ceo della Recording Academy, a meno di una settimana dalla cerimonia di consegna dei Grammy. In ogni caso possiamo affermare che le donne sono ormai ai vertici della musica in America. In Italia siamo un pochino più indietro da questo punto di vista, ai vertici c’è sempre un uomo e si ha quasi la sensazione che ci sia un rapporto di concessione nei confronti del mondo femminile.

In un mondo in cui la musica ha assunto le più svariate forme che cosa ancora la affascina della musica classica?

Innanzi tutto partiamo sempre dal presupposto che non esiste innovazione senza tradizione, quindi la musica classica è alla base di ogni cosa. Ho iniziato a suonare il pianoforte all’età di sei anni, portando avanti anche la propensione dell’azienda di famiglia che quest’anno festeggia 75 anni nel campo della produzione di pianoforti. Mi sono poi reso conto di avere un particolare interesse per gli spartiti, la scrittura e per la fase teorica. A quel punto ho iniziato la mia ricerca nella composizione. Dopo Mozart è sicuramente difficile stupire e inventare, per questo ho voluto far dialogare due generi completamente opposti. In questo disco ho voluto sperimentare questo tipo di ricerca, ogni brano presenta una struttura classica molto rigida, eseguita con strumenti moderni. Uno dei brani per esempio è strutturato come una fuga a quattro voci, ma non ci sono strumenti classici, solo sintetizzatori, basso e batteria. E’ l’inizio di un nuovo capitolo della musica in cui strumenti moderni ed elettronici entrano a fare parte dell’orchestra tradizionale.

Gabriele Ciampi

Oggi la musica viene distribuita su piattaforme digitali, dove per altro tutti possono essere presenti. Come la pensa a proposito delle nuove forme di distribuzione?

Il digitale, soprattutto in questo caso, ci è venuto in aiuto in fase di realizzazione e rende accessibile la fruizione dei contenuti. Il disco certo è un’altra cosa. Non solo in termini di distribuzione, ma anche di risoluzione dell’audio. Ci sarà sicuramente il bisogno di ristampare e pubblicare ancora dichi. L’estremismo di moda negli ultimi anni di creare tutti MP3 alla fine non ha avuto tanti risvolti positivi. C’è questa necessità di tornare al passato, riallacciandomi quindi al discorso che non può esserci innovazione senza tradizione. La musica tornerà ad inondare i teatri, la situazione di crisi che stiamo affrontando inoltre farà piazza pulita e sopravvivrà solo chi ha una reale professionalità in questo settore.

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Veronica Ruggiero

Giornalista, collaboratrice presso il Gruppo Corriere.

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