La stampa etnica negli Usa non deve essere la cenerentola dei media

Negli Stati Uniti lo strumento più potente a disposizione delle campagne elettorali non viene utilizzato: la stampa etnica, che include giornali, riviste, radio, televisione e i media online. Un rapporto di New California Media (NCM) l’ha chiamata “Il gigante nascosto in bella vista”.

Ad esempio, durante la stagione elettorale del 2020, che includeva la campagna presidenziale Usa, sono stati spesi circa 8,5 miliardi di dollari tra Tv, radio, stampa e media digitali. Di questi, 4,7 miliardi di dollari sono stati spesi dai democratici, 2,7 miliardi dai repubblicani e 1,1 miliardi dagli indipendenti.

La televisione broadcast ha preso la maggior parte degli investimenti pubblicitari (il 60%), mentre la Tv via cavo ha raccolto il 18% (la stessa percentuale dei media digitali). I restanti 400 milioni di dollari sono andati alla radio. Non è chiaro quanta pubblicità elettorale abbiano ricevuto i media cartacei e se questa includesse le loro versioni digitali.

Con l’eccezione di alcuni canali televisivi ispanici (che sono dominanti tra i media non in lingua inglese), la stampa etnica é stata ignorata dalle campagne elettorali politiche americane.

Stiamo parlando di circa 380 media etnici che si aggiungono ad altri 422 media latino-ispanici, per un totale di oltre 800 testate. I dati sono forniti dalla Knight Foundation, un’organizzazione che si occupa di giornalismo e arte con sede a Miami, in Florida.

Da parte sua, NCM ha riferito che negli Usa, 29 milioni di adulti sono i principali consumatori di media etnici. Altri 22 milioni di persone vengono raggiunte in modo meno regolare. In totale, questa popolazione rappresenta il 19% della popolazione americana adulta e raramente viene raggiunta dai messaggi politici (per l’avanzata etá, per la poca familiaritá con la lingua inglese, oppure per abitudine).

Questa svista può essere spiegata solamente da una visione limitata dei politici americani, che tende a riflettersi nelle scarse prestazioni del governo in materia di politica estera, commercio internazionale ed accordi globali.

Ciò che stupisce ulteriormente è che anche negli stati in cui i media etnici hanno una forte presenza, questi vengono regolarmente trascurati durante le elezioni locali, statali e federali. Ad esempio, secondo la Knight Foundation, la California è lo stato con il maggior numero di testate etniche con 142, seguita dal Texas con 96, New York con 91 e Florida con 76.

È anche sorprendente quanto siano resilienti i media etnici che vengono tenuti in vita principalmente dal sostegno finanziario degli utenti, dall’interesse delle varie comunitá e dalla pura determinazione della popolazione che servono negli Stati Uniti, seppur non sia ancora comparsa sui radar dei super remunerati consulenti politici. E questa realtà convalida lo slogan: “Il gigante nascosto in bella vista”.

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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