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Le donne verso un processo di riforme definitivo

In questo ultimo spazio di tempo, qualcosa di grande portata storica è accaduto e sta accadendo nel Mondo e nel nostro Paese. Si tratta di una fase simile a quella che ha caratterizzato il dopoguerra, dopo la quale niente fu come prima.

La corsa effettuata per riprendersi dai guasti da essa provocati ha impegnato per decenni tutto il Paese. La politica a governare, l’economia a riprendersi ed avanzare, la società a rafforzarsi, volgendo ogni sforzo per migliorare la qualità della vita di tutti.

Eppure ciò che fu nuovo allora, che creò entusiasmo e voglia di partecipazione e cambiamento è diventato nel tempo consueto o desueto. A “timer” scaduto, l’evoluzione del sistema e la globalizzazione hanno portato come conseguenza alcuni fenomeni di risulta come nuove povertà, inadeguatezza del mercato, compromissione dei diritti, nuove guerre, crisi ambientale, estinzione di specie, violenza, emigrazione. Niente sembra al posto giusto.

L’aumento della popolazione in aree di crisi si contende la posizione in uguale misura con la denatalità nei paesi maggiormente sviluppati. Le tecnologie pensate come aiuto alle carenze strutturali dell’espansione economica mondiale sembrano tendere sempre più ad una prevaricazione delle capacità umane e individuali. Le guerre disseminate nel mondo, non sconfitte neanche da questo bisogno di cambiamento, in un crescendo di violenza e di sofferenza, non riducono il circolo vizioso dei più forti contro i più deboli.

Ad interrompere questa spirale mancava un “lockdown” che richiamasse ad un senso di responsabilità collettiva, seppure guidata in gran parte da uno spirito difensivo individuale.

E se la storia racconta, la memoria conserva, l’azione consuma, è sembrato il momento della consapevolezza che tutto non può ripetersi all’infinito. Superando la confusione che ogni cambiamento crea e conservando quanto di valido ci è appartenuto, dovremo disporci a ripartire con uno sguardo diverso verso il futuro, abbandonando la conservazione sia dei privilegi che delle discriminazioni, con una disposizione di generosità collettiva o di “gregge”. Questa la premessa.

Per venire alle questioni che ci riguardano più direttamente, sul palco italico si giocano i destini del nostro Paese. La sceneggiatura della politica, contenente un carattere narrativo più che di sostanza, dimostra di avere bisogno del sostegno di tutti i suoi attori. Per non rimanere sul generico, raccogliere, valutare, dare risposte ai contributi e ai bisogni espressi da ciascun cittadino, attraverso i canali percorribili (primo fra tutti il voto).

Nel succedersi di vari governi e nelle loro impostazioni programmatiche, nella lunga elencazioni di interessi e bisogni cui s’intendeva rispondere e ciononostante, verso alcune fasce sociali si è avvertito un “refolo”di snobismo nel considerarle più deboli, prive di strutture e incapaci di organizzare un potere contrattuale, un’opposizione condizionante, insomma meno rilevanti.
Fra le molte questioni insolute, un posto a sé lo detiene la “controversia” politica sul raggiungimento della parità di genere.
Da un lato si rivendicano le cose ottenute, dall’altro si denuncia l’inadeguatezza delle risposte. E ancora questa soggettività viene vissuta in modo differente anche all’interno dei movimenti femminili, dove per alcuni prevale la necessità di un percorso di generi comune, mentre una parte minoritaria, quanto storicamente significativa, ritiene ancora validi schemi di tipo femminista, rivendicazionista, esclusivamente di genere.
Ad esempio l’ottenimento parziale ed inadeguato della rappresentanza è messa continuamente in discussione da entrambe all’interno di ottiche simili nelle analisi ma differenti nella sostanza.

Il cambiamento in atto segna però un confine ben preciso nella disanima di genere. Che non nega il percorso storico del femminismo e la validità delle battaglie che le donne hanno condotto in ogni luogo, delle conferenze internazionali, del loro apporto ad una nuova cultura, così come il sostegno ricevuto ed ancora vigente di organismi internazionali e comunitari. Questo confine, che non lascia dietro di sé un deserto, evidenzia però un passaggio in una zona di mezzo dove seminare in modo diverso.

Se c’è una caratteristica meritoria delle donne è sicuramente la capacità di produrre (non solo riprodurre). Forza, idee, progetti basati sul concreto e sul reale; su vita, famiglia e territori; su capacità meriti e professionalità; sull’esperienza del proprio vivere come del vivere altrui.

Questo passaggio, che è fondamentale, le ridefinisce in un’appartenenza non esclusivamente di genere ma come appartenenti alla società del mondo nel suo complesso. Il tema della differenza oggi riguarda anche molti altri gruppi. Ecco perché, come è stato denunciato in tutti i modi, le ultime regalie, numeriche e rappresentative, fatte alle donne dalla politica hanno riattivato un orgoglio di parte che da tempo non si era verificato.

La concretezza delle cose richieste e i temi predominanti si somigliano tutti e fra tutte, anche la richiesta di un’alleanza, proposta già da tempo dal movimento degli Stati Generali delle Donne e alla base dei loro elementi fondativi, che dal 2014 si muove verso obiettivi concreti, nel formulare proposte basate su esperienze fortemente territoriali, indirizzate in particolare al lavoro delle donne, alle infrastrutture sociali, alla formazione, all’auto-impiego e auto-imprenditorialità femminile in un processo di riforme definitivo.

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Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista, si è occupata di politica nazionale e internazionale, società e cultura. Proprietaria, fondatrice e direttrice del Portale www.donneierioggiedomani.it (2005/2019). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha vinto diversi premi. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978”.

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