Il focus del libro di Simone G. affronta il tema dei confini non solo in senso geografico o politico, ma soprattutto come costrutti mentali e sociali.
Il saggio esplora infatti come l’essere umano abbia la tendenza innata a creare divisioni (noi vs loro, dentro vs fuori) per sentirsi al sicuro, finendo però per rimanere prigioniero di queste stesse barriere.
Analizza perché sentiamo il bisogno di tracciare linee, spiegando come queste servano a definire l’identità ma anche a generare esclusione.
L’autore invita a vedere il confine non come un muro insormontabile, ma come una soglia, un punto di contatto e di scambio tra realtà diverse.
Il libro mette poi in discussione le certezze del nostro tempo, suggerendo che l’illusione (l’inganno, appunto) stia nel credere che i confini siano naturali o immutabili, quando invece sono spesso strumenti di potere o di difesa psicologica.
In breve, è un invito a sviluppare un pensiero più “fluido” e meno rigido, capace di abitare le complessità del mondo contemporaneo senza farsi intrappolare da separazioni artificiali.
Il libro si legge gradevolmente e “in fretta”, a tratti è anche divertente e ironico. Due o tre che cose che probabilmente non sapete le troverete, se leggete questo libro; per me è stato così.
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