Il focus del libro di Simone G. affronta il tema dei confini non solo in senso geografico o politico, ma soprattutto come costrutti mentali e sociali.
Il saggio esplora infatti come l’essere umano abbia la tendenza innata a creare divisioni (noi vs loro, dentro vs fuori) per sentirsi al sicuro, finendo però per rimanere prigioniero di queste stesse barriere.
Analizza perché sentiamo il bisogno di tracciare linee, spiegando come queste servano a definire l’identità ma anche a generare esclusione.
L’autore invita a vedere il confine non come un muro insormontabile, ma come una soglia, un punto di contatto e di scambio tra realtà diverse.
Il libro mette poi in discussione le certezze del nostro tempo, suggerendo che l’illusione (l’inganno, appunto) stia nel credere che i confini siano naturali o immutabili, quando invece sono spesso strumenti di potere o di difesa psicologica.
In breve, è un invito a sviluppare un pensiero più “fluido” e meno rigido, capace di abitare le complessità del mondo contemporaneo senza farsi intrappolare da separazioni artificiali.
Il libro si legge gradevolmente e “in fretta”, a tratti è anche divertente e ironico. Due o tre che cose che probabilmente non sapete le troverete, se leggete questo libro; per me è stato così.
«Il mercato ai cui si rivolge è ancora immaturo per un testo con questo taglio…
Puntata 1️⃣3️⃣ #LegalManager il difensore delle clausole oscureMolti lo vedono come un freno, altri come…
Puntata 1️⃣2️⃣ #MarketingManager la creatrice di campagne che riscrivono la realtà In un contesto dove…
Mi sono letto il nuovo libro di Francesco Costa Se guardiamo la politica di oggi,…
pur avendo qualche dimestichezza di diritto, in qualche punto ho dovuto rileggere qualche volta il…
Quanto possiamo fidarci di una conclusione scientifica se non possiamo verificare i dati da cui…