Idea-Azione

Planet Earth First e l’onda verde che non arriva in Italia

I verdi sono il secondo partito in Germania e il terzo in Francia. In Italia invece non superano neppure la soglia dello sbarramento, idem in Spagna e Grecia, non vanno male nel Regno Unito, dove diventano il quarto partito. In Europa la sinistra radicale sembra essere agonizzante, travolta anche dall’onda verde alle ultime europee. L’elettorato di sinistra e i giovani che hanno votano per la prima volta grazie a Greta Thunberg hanno passato ai verdi il testimone della politica, capace di inseguire un’utopia e di dare un senso al futuro.

L’Italia non è sensibile? l’Italia sottovaluta le politiche ambientali? l’Italia immobile rispetto ad un problema universale?

Mi sentirei di dire di no visti i tanti ragazzi, genitori, docenti che hanno affollato le piazze, in questa anomala primavera per le manifestazioni promosse da #FridaysforFuture. Tanti, tantissimi per manifestare , per dire ci siamo. Ma tante anche le critiche e gli attacchi strumentali alla giovane Greta, ricevuta in Italia anche dal Papa. Greta vera testimonial del movimento, il simbolo di questa battaglia condivisa da molti, è diventata un fenomeno e anche il bersaglio di tutti coloro che sono contrari a queste campagne di sensibilizzazione per il cambiamento climatico, l’inquinamento e tutto ciò che comporta. Vignette, battute di cattivo gusto, video e molto altro gira sui social per offenderla, per accusarla di essere lei, (scherzosamente?!), la causa di questa strana primavera. Adesso dopo quasi una settimana dal voto si inizia a riflettere e a porsi domande, ad analizzare il come ed i perché. E proprio ieri si è tenuto a Piazza Vittorio il ventesimo raduno di #FridaysforFuture con una novità, oltre alla dimostrazione statica, ha preso corpo una “ critical mass”, un raduno di biciclette che sfruttando la forza del numero invadono le strade, se la massa è sufficiente, diventa critica, e quindi il traffico non ciclistico viene bloccato.

Nasce su questi temi e su un’attenta riflessione la mia chiacchierata con una vera esperta di queste tematiche, Silvia Francescon, Senior advisor for sustainability del Movimento Europeo Italia. Da sempre impegnata nelle politiche ambientali e non solo per studio e ricerca, ma perché ama davvero la natura e la sua essenza più profonda. Scala montagne, cavalca le onde, ama un’alimentazione naturale e poco sofisticata, viaggia alla scoperta della natura e infonde negli altri un amore e un entusiasmo per il rispetto e la comprensione di alcuni temi sensibili che spesso sottovalutiamo.

Non sei sorpresa del successo europeo, Silvia, ma in Italia l’onda verde non c’è stata, perché?

L’onda verde europea sorprende solo chi non voleva vedere! Non solo non vedere o minimizzare il movimento #FridaysforFuture guidato da Greta Thunberg che ha portato nelle piazze di tutto il mondo migliaia di giovani per chiedere ai governi di far fronte alla crisi ambientale, ma anche e soprattutto non vedere e analizzare l’ottimo risultato dei Verdi alle scorse elezioni tedesche. Qualcosa stava accadendo e solamente chi non voleva vedere non ha visto. Sorprende semmai l’assenza in Italia di chi – cogliendo il momento – avrebbe potuto farne una bandiera, vincente.

Il programma dei Verdi era eccellente, ma conosciamo la debolezza del Partito che non è comparabile ai fratelli europei (i Verdi sono un movimento transnazionale). Anche il Programma ambientale di Più Europa era eccellente, ma in campagna elettorale hanno scelto di far leva su altri punti, come gli Stati Uniti d’Europa e l’immigrazione che evidentemente non hanno pagato. Delusione anche per non aver sentito nulla dal Partito Democratico, che ha proposto un programma appena sufficiente, più uno slogan e indicazioni di principio verso le zero emissioni entro il 2050, che un impegno ad azioni concrete. I Cinque Stelle, che prima delle elezioni politiche in Italia si erano presentati come garanti dell’ambientalismo, non hanno avanzato proposte significative. Non pervenuta la Lega, ma non sorprende, dal momento che il suo leader, da deputato europeo, votò contro l’Accordo di Parigi.

Insomma, da ovunque la si guardi, in Italia le politiche sul clima non sono centrali. L’Italia è priva di una sensibilità e un impegno civico per l’ambiente salvo eccezioni individuali. Non si tratta di conservatorismo, bensì di identificare quali politiche, in primis industriali, verranno attuate. Si tratta quindi di indicare dove si vedrà il Paese nei prossimi 5-10 anni: fra i leader dell’innovazione tecnologica, cogliendo le opportunità della green economy e dell’economia circolare, o invece fermo al palo?

In Europa, i verdi hanno fatto bene quasi ovunque – non solo in Germania e Francia (dove anche il movimento di Macron presentava un programma ambientale di altissimo livello e come primo punto in agenda), ma anche in Irlanda, nel Regno Unito, in Portogallo, in Finlandia,…”

Cosa fare, che campagne lanciare per dare all’Italia un’anima più verde?

Quindi, dicevamo, l’onda verde che avanza in tutta Europa, trova una barriera altissima in Italia, dove vince il Partito oppositore all’azione per il clima – come ricordavo nel 2016, Salvini votò contro l’Accordo di Parigi proprio in sede di Parlamento europeo. Ci vorrà tempo per costruire una nuova politica ambientale in Italia, con un partito credibile e rinnovato nella sua rappresentanza, accompagnato da una comunicazione moderna.

E’ paradossale che l’Italia abbia avanzato, in concorrenza con il Regno Unito, la candidatura ad ospitare la 26° Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sul Clima e al contempo il governo non firmi un documento in cui altri 8 Paesi Membri chiedono, fra le altre cose, un impegno ad emissioni zero entro il 2050. È, ancora più paradossale, che il paese candidato ad ospitare la COP sia di fatto guidato da un leader che non crede in quel processo negoziale ed è alleato in Europa di partiti che negano i cambiamenti climatici (AfD per esempio). Questa Italia non può essere il Paese che ospita (e presiede!) una Conferenza sul Clima.

Ecco perché lancio una proposta: chiediamo che per la 26° COP sul clima vi sia una candidatura di tutta l’Europa ad ospitare, magari a Bruxelles, l’importante evento. Sarebbe un bel segnale di unità europea sulle materie ambientali, in cui l’Europa è sempre stata protagonista.

Credo fermamente, che l’”Agenda 2030” dovrebbe diventare programma di governo. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, inglobando 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi, tra cui :la lotta alla povertà,l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico.

Uno slogan per il futuro ?

Non so quanti siano d’accordo ma ho sempre pensato “ Planet Earth First”.

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Tiziana Buccico

Tiziana Buccico, napoletana verace, classe 1969, da sempre appassionata di politica, cultura e Medio Oriente. Un passato di uffici stampa tra cui l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Poi giornalista di pagine di cultura e società, come “moscone” per i quotidiani “La Città” e "il Corriere del Mezzogiorno”. Ha lavorato per uffici stampa politici e istituzionali (Regione Lazio e Consiglio Regionale del Lazio), organizzando eventi e campagne elettorali. Pezzi di vita vissuti tra Gottingen, Vienna e Parigi, viaggi avventurosi e curiosi. Per otto anni, sino al 2017, è stata in Iran per seguire marito e famiglia ma occupandosi a tempo pieno della Scuola Italiana “Pietro della Valle” di Teheran, come Vice Presidente . Da allora la passione per i viaggi e le culture diverse è cresciuta e si è anche trasformata in una rubrica Treccani dal titolo “Via della Seta”. Rientrata in Italia si occupa di social, politica, giornalismo ed eventi culturali mantenendo così un filo diretto con quella parte del mondo che le ha cambiato la vita. Social media manager dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

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