Ciao a tutti, amiche e amici di “I bei libri come ciliegie”.
Spero abbiate un caffè pronto e la mente sgombra, perché oggi non parliamo solo di un libro, ma di una bussola. Avete presente quella sensazione di quando ritrovate un vecchio amico e scoprite che, pur essendo rimasto fedele a se stesso, è diventato incredibilmente più saggio? Ecco, questo è l’effetto che fa l’edizione 2026 di “Fai di te stesso un brand” di Riccardo Scandellari.
Mettetevi comodi: la lettura vi prenderà circa 6 minuti, esattamente il tempo di una ciliegia tira l’altra.
Quando Skande pubblicò la prima edizione nel 2014, il mondo era un posto diverso. Facebook era ancora il re incontrastato, Instagram muoveva i primi passi seri e il concetto di “Personal Branding” sembrava una roba da guru americani un po’ esaltati. Riccardo ebbe il merito immenso di tradurre quel concetto in “umanesimo digitale”.
Oggi, dodici anni dopo, questa terza edizione non è un semplice aggiornamento: è una riscrittura filosofica necessaria. In un 2026 dominato da contenuti sintetici e algoritmi predittivi, Scandellari torna a ricordarci che il brand non è il logo, ma la traccia che lasciamo nel cuore degli altri.
Se la prima edizione ci insegnava a “esserci”, la terza ci insegna a “restare”. Ecco le tre differenze fondamentali che rendono questo volume un pezzo da collezione per la vostra libreria:
Nel 2014 l’ossessione era il numero di follower. Skande ci spiegava come costruire un’audience. Nel 2026, con l’attenzione diventata la moneta più rara del sistema solare, il focus si sposta sulla Rilevanza.
Non conta quanto urli, ma quanto quello che dici è utile a chi ti ascolta. Il libro dedica capitoli densissimi alla costruzione di un’autorità che non si basa sulla quantità di post, ma sulla profondità della connessione.
Questa è la vera novità. Nel 2014 l’automazione era vista come un trucco tecnico. Oggi, Riccardo affronta il tema dell’AI con una lucidità disarmante:
“Se lasci che sia una macchina a scrivere la tua anima, non avrai un brand, avrai un’eco.”
Il libro spiega come usare i nuovi strumenti per delegare il superfluo e proteggere l’unica cosa che le macchine non avranno mai: la tua biografia imperfetta e il tuo punto di vista unico.
Se la prima edizione era ancora un po’ focalizzata sugli strumenti (blog, social, newsletter), la versione 2026 è un trattato di sociologia digitale. Si parla di Digital Gardening: non si tratta più di “cacciare” clienti, ma di coltivare un giardino di relazioni dove le opportunità nascono spontaneamente perché hai seminato valore e fiducia per anni.
La scrittura di Riccardo è come un bicchiere d’acqua fresca: limpida, essenziale, senza fronzoli. Non troverete “trucchetti” per hackerare l’algoritmo di LinkedIn o scorciatoie per diventare famosi in tre giorni. Troverete, invece, un metodo rigoroso per capire chi siete e come comunicarlo senza tradirvi.
“Fai di te stesso un brand” è il libro per chi ha capito che nel rumore assordante del 2026, l’unico modo per farsi ascoltare è sussurrare qualcosa che valga la pena di essere ricordato.
Se nel 2014 questo libro era una scommessa sul futuro, oggi è il manuale di sopravvivenza per restare umani nel digitale. Riccardo Scandellari ci conferma che la tecnologia cambia, ma il bisogno di fiducia resta l’unico pilastro immobile del mercato.
Come dico sempre io: i bei libri sono come ciliegie, uno tira l’altro. E questo vi lascerà un sapore dolcissimo di consapevolezza.
Buona lettura e buona semina,
Roberto
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