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Spagna e Portogallo incrinano il mito del Recovery Fund

Si sta sfaldando il mito del Recovery Fund: non solo perché il progetto è bloccato a Bruxelles, a causa del braccio di ferro tra Stati e Parlamento, ma anche perché alcuni paesi stanno pensando di rinunciare alla loro quota di prestiti e di chiedere solo i finanziamenti a fondo perduto.

A smuovere le acque sulla convenienza del Recovery Fund è stata la Spagna perché nei giorni scorsi il principale quotidiano del paese, El Pais, ha pubblicato un articolo in cui riporta indiscrezioni sulla linea del Governo Sanchez. L’esecutivo spagnolo sta valutando l’opportunità di non chiedere i prestiti previsti dal piano europeo ma di accedere solo alla quota di fondo perduto. La Spagna seguirebbe la linea del Portogallo che, in un primo documento inviato a Bruxelles, ha spiegato come intende spendere i sussidi, rimandando ad un altro momento la valutazione sull’uso dei prestiti.

El Pais ha elencato le ragioni dietro alle ipotesi che circolano al ministero dell’Economia spagnolo. Quella principale è che i prestiti concorrono all’incremento del debito pubblico, diversamente dai sussidi Debito che è già aumentato a dismisura nell’ultimo anno a causa delle misure adottate dai governi nazionali per far fronte all’epidemia e ai lockdown. Per questo l’attenzione degli Stati è tutta rivolta alle sovvenzioni che verranno ripagate solo a partire dal 2028 con nuovi contributi al bilancio Ue e/o nuove tasse comunitarie. Il che permette di spalmare l’onere su un orizzonte temporale più lungo.

Ma la convenienza del Recovery Fund è messa in discussione anche dal massiccio acquisto di titoli di Stato della Bce attraverso il suo programma PEPP da 1350 miliardi. I tassi dell’Eurozona hanno infatti toccato il minimo nonostante si sia nel mezzo della più grave crisi economica in tempo di pace.

Come ricorda El Pais, la scorsa settimana sia Madrid che Roma hanno emesso titoli pluriennali a tassi negativi. Per ottenere le risorse del Recovery Fund – ricorda El Pais – bisognerà seguire strettamente le raccomandazioni del Semestre europeo, e non si può eludere il sospetto che prima o poi Bruxelles chiederà di nuovo aggiustamenti ai Paesi oberati da un elevato debito pubblico.

Del resto il Recovery Fund consente agli Stati membri di chiedere accesso ai prestiti fino al 2023, per cui al momento non c’è nessuna esigenza di chiederne una anticipazione se si gode di accesso al mercato coi tassi ai minimi storici.

Come ha rilevato El Pais, non è poi assolutamente scontato che tutti gli Stati membri abbiano la capacità amministrativa per poter spendere una tale mole di risorse.

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Alessandra Spitz

Dopo aver collaborato come free lance a varie testate, lavora per tre anni all'Agenzia di stampa Asca come giornalista sindacale. Passa poi all'Ansa e per 18 anni fa parte dell'area Economico-finanziaria. Diventa poi responsabile della nuova area Multimedia dell'Agenzia ed infine, assume l'incarico di Capo redattore centrale.

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