Network

Sull’uso dei femminili “professionali”

Alcune riflessioni sull’uso dei femminili professionali:

  1. esistono da prima che qualcuno le considerasse parole brutte, non sono un’invenzione femminista: se vogliamo usare l’italiano attingendo al vocabolario, vanno adottati (e con questo potremmo chiudere la faccenda, ma andiamo oltre se vuoi);
  2. suonano male solo perché non sono usati, non suoneranno più male se li renderemo abituali (dico anche le ovvietà);
  3. sono poco usati perché in passato alcuni ruoli professionali erano appannaggio degli uomini, oggi non è più così e il linguaggio che descrive la realtà (giustamente e come fa sempre) si adegua;
  4. le resistenze a questa evoluzione non sono linguistiche ma sociali e culturali (sessismo e patriarcato in prima fila);
  5. del resto, dubito che un ostetrico si sia mai definito ostetrica solo perché la maggioranza di persone che svolge questo mestiere è donna, la stessa cosa vale per per i maestri di scuola o per gli infermieri…;
  6. ma come sottolinea Vera Gheno, le resistenze ai femminili professionali riguardano prevalentemente ruoli considerati “prestigiosi” (sindaca, ministra, avvocata, ingegnera, assessora, autrice…), guarda un po’;
  7. nella ricerca di equità le battaglie da combattere sono su più fronti (linguaggio, salario, accesso al lavoro, opportunità di carriera ecc…), non ci sono fronti di serie A e fronti di serie B, diritti che valgono di più e diritti che valgono di meno;
  8. e certo, non si risolve tutto con il linguaggio, così come non si risolve tutto con il salario, si risolve tutto occupandosi di tutto e non lasciando niente per strada;
  9. torno all’ovvio: la nostra lingua non prevede il neutro, di conseguenza il maschile non può essere neutro (e non lo è per il nostro cervello che se sente la parola “ingegnere” pensa a un maschio pur sapendo che ci sono ingegneri femmine);
  10. i femminili professionali di conseguenza, non rispondono a un politicamente corretto ma all’esigenza di rappresentare la realtà per ciò che è (e che è oggi).

Quindi bene che lottiamo per i nostri diritti, nessuno escluso però.
Ricordandoci sempre che i diritti non tolgono niente a nessuno.

Infine, e poi chiudo, parlare di vocali (sì, mi riferisco a Ambra e a ciò che ha detto al concerto del primo maggio) come se fossero un gingillo superfluo, come se fossero altro dalle parole e da ciò che le parole possono fare nel concorrere a un’evoluzione culturale sempre troppo lenta, significa continuare a occuparsi del contenuto tralasciando il processo.

Come nominiamo la realtà ci aiuta a crearla, a interagire con essa e anche un po’ a cambiarla.

Condividi
Roberta Zantedeschi

Ex recruiter, oggi Roberta è una HR Business Writer e formatrice sui temi della comunicazione efficace dedicata al mondo HR e in particolare a employer e personal branding, employee advocacy e comunicazione interna. LinkedIn Top Voices 2020 e creatrice di contenuti on line.

Pubblicato da
Tag: femminili

Ultimi articoli

Salario “giusto” o salario minimo?

Attenzione: dietro una definizione si nasconde Il trucco. È vero, è un post politico, ma…

17 Maggio 2026

Soldi, sesso e potere: perché parlarne conta

Avete mai notato quanto spesso il denaro venga trattato come un argomento scomodo, quasi intimo?…

10 Maggio 2026

Tornare al lavoro a 57 anni dopo il lavoro di cura famigliare

Il testo esplora il conflitto interiore di una donna di 57 anni che, dopo una…

5 Maggio 2026

Israele, Palestina e i libri

Ho letto 11 libri dall'inizio dell'anno, ma il punto non è questo. È che 4…

4 Maggio 2026

Pannelli fotovoltaici e parcheggi dei supermercati

Il sole in Italia non manca, eppure l'energia fotovoltaica ancora è indietro e spesso vediamo…

3 Maggio 2026

Quei mozziconi di sigarette (e altro) gettati a terra.

Avete presente come molte persone gettino i rifiuti e i mozziconi di sigarette a terra…

3 Maggio 2026