Caro Direttore,
mi inserisco nel dibattito aperto dalla lettera che ti ha inviato Bruno Somalvico dal titolo “Oscurare le dichiarazioni di Trump è o no un grave atto di censura?“.
Vorrei ricordare a Bruno che in America esiste ancora una linea di di demarcazione tra la libertà di parola (in Italia esiste la “libertà di pensiero”, per le parole scattano le denunce) e l’intimidazione.
Inoltre, quando é generalmente riconosciuto che il presidente Trump lancia segnali belligeranti utilizzando fatti inesistenti, é responsabilità dei media non diffonderli. Sarebbe Bruno disposto a non censurare qualcuno che, senza motivo, gridi “al fuoco” in un cinema buio e zeppo di spettatori?
Tornando a Trump, dopo i suoi primi avvertimenti (infondati) di brogli elettorali che hanno fatto mobilitare i militanti a presentarsi minacciosamente davanti alle sedi dei scrutini con armi semi-automatiche (invocando il primo e secondo Emendamento della Costituzione: libertà di espressione e libertà di possedere armi) la stampa (ed alcuni social media) ha dovuto per forza toglierli il megafono per evitare il panico di “al fuoco”.
Dom Serafini
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