A proposito di libertà di insegnamento e “di lesa maestà” (dedicato alla prof.ssa Rosa Maria Dell’Aria)

Chi è un docente? La risposta più ovvia sembrerebbe questa: è una persona che lavora con l’intelletto e fa assegnamento sul cervello più che sui muscoli e la pancia.
Proprio per questo il suo compito richiede impegno, studio continuo, aggiornamento costante, raffinata sensibilità nel formare menti autonome, libere e rispettose degli uomini, delle cose, dei luoghi. Soprattutto un docente non è servo fedele di nessuno, non è al servizio di nessuna “DITTA”, non è il portavoce di nessun sistema men che mai politico. In quanto persona intellettualmente libera e onesta “non suona il piffero per nessuno”. La sua immediata preoccupazione è quella di far crescere persone che amino la BELLEZZA e il BENE, che non si lascino incantare da messaggi falsi e fuorvianti, che non si tirino indietro dinanzi a situazioni che richiedono FORTEZZA D’ANIMO e soprattutto che siano cittadini onesti e rispettosi delle leggi dello Stato.

Insomma il docente è un operaio della mente e operaio per menti equilibrate, eleganti, temperate, sagge e dinamiche, sempre rispettose e rispettabili. Il suo lavoro è tra i più affascinanti ma anche tra i più complessi, oggi più che mai, visto l’eccesso di volgarità, di rozzezza d’animo, di bullismo scomposto e becero, visto anche che i messaggi di chi dovrebbe essere d’esempio sono poco edificanti, sicuramente da non seguire; peggio ancora, sembrano dileggiare gli intellettuali, la cultura in genere e tutti quelli che si pongono alla ricerca della conoscenza al di là di ogni propagandistica falsità ed estremismo narcisista.

A questo punto appare chiaro che il docente debba sistematicamente fare i conti col presente e con i vari aspetti dell’esistenza umana ogni volta che si confronta con la letteratura, la storia, l’arte, l’economia, la scienza, tutte espressioni e parti integranti della totalità comprensiva del processo storico e a cui ciascuno si accosta con proposte di analisi diverse a seconda dei valori a cui fa riferimento e che agiscono dentro e fuori di sé. Ne consegue che la percezione del reale è variegata e molteplice, sempre soggettiva. Favorire la ricchezza di questa diversità è una delle più grandi missioni di un docente. E adesso arrivo al dunque.

È di poche ore la notizia che vede la prof.ssa ROSA MARIA DELL’ARIA prosciolta da ogni accusa. Era stata sanzionata in quanto non aveva impedito ad un suo allievo di esprimere personali opinioni politiche sull’ex ministro degli Interni Matteo Salvini che era stato assimilato ad un gerarca nazifascista per le sue politiche anti immigrazione. L’allora ministro dell’Istruzione Bosetti, che si fece promotore di una sanzione nei confronti della professoressa, anziché indignarsi col docente avrebbe dovuto, a mio parere, riflettere e interrogarsi sul perché di certe percezioni, sul perché di certe interpretazioni e Salvini, nel suo ruolo di uomo pubblico, avrebbe dovuto avvertire l’esigenza di analizzare e capire come mai le sue scelte e le sue azioni politiche di governo lasciavano spazio a interpretazioni che lo avvicinavano a personaggi inquietanti del passato; avrebbe dovuto chiarire e spiegare, analizzando meglio, le scelte compiute e lasciare al docente svolgere, senza se e senza ma, il suo lavoro che non è a base di selfs, abbracci, sorrisi e pseudo verità, ma di studio , applicazione, amore, serietà intellettuale e rispetto.

Il Ministro Salvini avrebbe anche potuto, ad esempio, aprire un dibattito con gli studenti e dialogare con loro. Ancora più semplicemente avrebbe potuto leggere, e può ancora farlo, un libro interessante per capire il “suo caso”: ”Uscita di sicurezza” , una sorta di autobiografia di Ignazio Silone. In uno dei capitoli l’autore racconta una storia esemplare: il suo incontro con l’uomo che gli cambiò la vita, Don Orione. A questo maestro esemplare con fare impertinente e provocatorio l’adolescente Silone chiese di leggere l’Avanti che era un quotidiano, a quei tempi, nemico della Chiesa , della tradizione, dell’ordine. Senza scomporsi per nulla, nel rispetto del giovane e delle sue idee questo prete straordinario gli porse il giornale, acquistandolo a sue spese, e lasciò che il giovane Silone leggesse in piena autonomia e libertà. Il seguito della storia potrebbe insegnare molte cose e non solo a Bosetti e a Salvini.

Concludo col manifestare la mia più ampia solidarietà e la più profonda stima nei confronti della prof e collega Rosa Maria Dell’Aria, felice del buon esito di una vicenda così triste e “fuori tempo” che ha lasciato intravvedere scenari da SS Inquisizione, sicura che continuerà a lavorare, come tanti di noi, per il trionfo del libero pensiero e per formare menti critiche, impermeabili ad ogni condizionamento.

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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