Chi sarà il nostro Edipo? (Sofocle, Edipo re)

La città, come vedi tu stesso è scossa dai marosi e non può risollevare il capo dai gorghi della burrasca di sangue: si spegne nei germi che chiudono i frutti della terra, si spegne nelle mandrie dei buoi e nei parti infecondi delle donne. E la dea della febbre, la peste maligna, è piombata sulla città e la tormenta. Si svuotavano le case dei Tebani e il nero Ades si fa ricco di pianti e di singhiozzi […]
nostro potente sovrano, tutti scongiuriamo te, supplici ai tuoi piedi. Offrici una difesa […]

Sono queste le parole che il sacerdote di Zeus rivolge ad Edipo, re di Tebe, con le quali chiede la salvezza della città dal flagello della peste.

Edipo apprenderà dall’indovino Tiresia che la città è vittima di una dannazione generata dall’omicidio di Laio, antico sovrano di Tebe. Per porre fine al morbo era necessario trovare il responsabile di questo delitto.

Edipo nell’assolvere a questo compito arriva ad una terribile certezza: l’assassino è lui ma, cosa esecrabile, apprende che Laio era suo padre, che ha sposato la madre, che ha generato figli che sono anche fratelli.

E il Coro di questa tragedia commenta così:

La dismisura genera il tiranno, la dismisura, se ciecamente in eccesso si sazia senza cura del bene e dell’utile, una volta ascesa agli spalti supremi, precipita in un fato scosceso, dove appoggio non ha il valido piede […]. Chi a vie di superbia con parole e con gesti si volge, e Dike non teme e non venera i simulacri degli dei, destino sinistro lo colga” (Sofocle, Edipo re )

Sarebbe bello nel nostro presente “assediato” come Tebe da un male pestilenziale che non lascia tregua e che col suo incalzare dissemina paure, angosce, insicurezza e incredulità, trovare un Edipo che possa prendere su di se tutte le colpe e cosi liberarci da questo flagello.

Mai e poi mai il mondo avrebbe immaginato di essere attaccato e all’improvviso in questo modo. Si è trovato impreparato e, sgomento, assiste raggelato a come in poco tempo un pericolo invisibile sia capace di annichilire tutto e tutti. La “dismisura” per Sofocle è la colpa di Tebe, la dismisura dell’incesto che va contro le leggi della natura e questa si ribella seminando piaghe dolorose.

Chi sarà il nostro Edipo? (Sofocle, Edipo re)

Chi sarà il nostro Edipo? (Sofocle, Edipo re)

Senza pretendere di essere un moderno Tiresia al femminile, penso che per troppo tempo e a lungo si sia agito con dismisura ed eccesso senza raziocino e giustizia, che si sia guardato senza vedere, si sia ascoltato senza sentire il disordine culturale, etico, sociale prodotto dalla nostra società interconnessa che ha posto come interesse primario l’economia e l’utile a tutti i costi.

La pandemia che ci ha colpito è il frutto della nostra modernità, della nostra superba avidità. “Sembra che la terra“, scrive nel suo Diariodiunaquarantena una studentessa “abbia voluto ribellarsi al capitalismo sfrenato, all’inquinamento, alle frenesie incontrollate mettendo in stan-by ciò che sembrava inarrestabile” (da Come il Coronavirus ci cambia di G.Marrazzo).

Si era convinti che tutto fosse permesso e che tanto alla fine tutto si sarebbe ordinato e positivizzato. L’ economia interessata solo a freddi e crudi calcoli di utili vantaggiosi si è completamente disinteressata alla vicenda umana e al dolore dei “sopraffatti” dalle ferite arrecate all’ambiente e all’ecosistema. Qualcosa non ha funzionato.

Sicuramente è stato trascurato un principio fondamentale: l’economia è una scienza e che come tale ha i suoi fondamenti e le sue leggi ma l’uomo ha le responsabilità del modo e dei fini. Essa è strettamente legata alle regole della politica, della società e della bioetica e implica sistemi complessi sovranazionali che coinvolgono milioni di individui secondo piani e procedure minuziose e interrelazioni irrinunciabili.

Tutto questo comporta violenza sulla natura, in primis, e un traffico continuo di merci ma anche di uomini e donne. Con questo movimento inarrestabile possono viaggiare agenti virali particolarmente virulenti. Questi invisibili nemici pericolosissimi non sono razzisti, non ammettono confini, non hanno bisogno di carte di credito né di passaporto. Viaggiano indisturbati con l’opulenza e preferiscono le società più ricche ed avanzate. Le mete preferite si trovano in Occidente perché qui più che altrove possono muoversi su ampia scala , preferiscono l’affaccendato Nord, al sole, al mare e alla povertà del Sud del mondo (e nostro, il sud italiano).

La mappa dei loro spostamenti è rappresentativa del nostro tempo: la Cina, l’Occidente grasso europeo e americano piuttosto che la povertà del Sud e dell’Africa.

Il quadro è chiaro e non lascia dubbi ma soprattutto inquieta e preoccupa l’Opulenza, ovvero i RICCHI.

È chiaro, a questo punto, che il problema sia nel controllo del potere economico. È questo il nodo da sciogliere, questo il compito delle società avanzate, deliranti nel loro efficientismo e nel loro incontrollato e frenetico bisogno di predominio da cui nascono conflitti e squilibri.

Quello che oggi accade fa emergere la necessità di un nuovo paradigma sociale, culturale, economico ma soprattutto etico da cui potrebbe nascere un nuovo progresso sociale ed economico globale . Il covid19 ha potuto diffondersi in fretta su ampie zone grazie alle interconnessioni continue del mondo economico, interconnessioni oggi come oggi ineludibili e necessarie. Ma quello che dovrebbe essere anche ineludibile è che tali interconnessioni non possono riguardare solo l’economia ma devono necessariamente essere associate ad una forte motivazione alla solidarietà.

Il virus che ci aggredisce ci dimostra che muri e barriere non servono e che potrà essere sconfitto solo grazie ad un’unità di intenti nazionali e sovranazionali, attraverso un’unione di mezzi e di intelligenze che mettano al primo posto i bisogni irrinunciabili dell’UOMO e le leggi della NATURA.

Paradossalmente la Cina, non democratica, ci offre una grande lezione di civiltà a differenza dell’atteggiamento schizofrenico di Trump.

L’UMANITÀ È UNA COMUNITÀ CON UN FUTURO COMUNE” ha affermato XI JINPING e come dargli torto…

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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