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Conte è salvo (per ora)

«Il tour de force in aula viene intervallato da un paio di sospensioni per sanificare gli ambienti e dalla capigruppo, per il resto va in scena il canovaccio già visto nell’agosto 2019 con lo strappo di Matteo Salvini. Stavolta però l’avvocato del popolo deve fronteggiare l’altro Matteo» [Monticelli, La Stampa].
«A metà mattina la sala Garibaldi, il cuore di palazzo Madama, è piena come la metro B nell’ora di punta. Un assembramento da movida notturna, “un Covid party”, ironizza qualcuno, sotto lo sguardo sconsolato dei commessi del Senato, che dovrebbero far rispettare regole e protocolli. Difficile, visto che a meritare la multa sarebbero anche quelli che le regole le hanno scritte, compresi ministri e sottosegretari. Alcuni sono in paziente attesa davanti all’ingresso della buvette: unica possibilità di prendere un caffè o un tramezzino al banco, in una Roma arancione» [Carratelli, La Stampa].
Nel suo discorso Conte rinnova l’appello ai volenterosi che hanno a cuore il destino dell’Italia, ricorda Emanuele Macaluso, storico dirigente comunista scomparso ieri e cita Mattarella. Poi fa un richiamo a quel «progetto di paese di quei 29 punti» programmatici presentati all’inizio dell’esperienza di governo e rivendica che «c’era una visione e una forte spinta ideale, un chiaro investimento di fiducia». Poi una frecciata a Renzi: «È complicato governare con chi dissemina mine nella maggioranza». E ricorda che la riforma della legge elettorale verso il proporzionale si farà «con il Parlamento».
«Rispetto al discorso di ieri ha cambiato solo la cravatta» [Cazzullo].
Applausi in piedi a sinistra per l’ingresso in aula di Liliana Segre. Sentiti pure un paio di fischi da destra. La presidente Casellati: «Non riesco a capire chi sta fischiando da sotto le mascherine!».
«Colpetto di scena: i forzisti Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, leggendaria “badante” del Cavaliere, votano con il governo (Antonio Tajani: “Vergogna. Espulsi!”)» [Roncone, Corriere della Sera].
Il senatore Lello Ciampolillo, che non ha risposto alle due chiamate e a votazione chiusa ha protestato per l’esclusione, riammesso in extremis. La Casellati ha deciso di ricorrere alla registrazione e si è scoperto che, in effetti, aveva alzato la mano.
«Le immagini dimostrano che Ciampolillo è entrato in aula un secondo prima che la Casellati chiudesse la votazione. Nencini è entrato sette secondi dopo; ma se Ciampolillo avesse votato, pure Nencini avrebbe avuto il tempo di votare. Così possono votare entrambi. Altri due sì per il governo» [Cazzullo, Corriere della Sera].
Risultato finale: 156 voti favorevoli contro 140 contrari e 16 astenuti. Il governo Conte II non ha più la maggioranza assoluta, ma è comunque salvo.

In prima pagina

• Oggi è l’Inauguration Day. A mezzogiorno, ora di Washington, Joe Biden giurerà sulla Bibbia e diventerà il 46° presidente degli Stati Uniti
• Sono morti Emanuele Macaluso, storico dirigente del Partito comunista, e Cesare Maestri, alpinista, detto «il ragno delle Dolomiti». Avevano rispettivamente 96 e 91 anni
• In Italia i morti per Covid ieri sono stati 603. Il tasso di positività cala al 4,1%. Tornano a scendere i ricoveri per Covid (-185), i letti occupati in terapia intensiva sono 57 in meno
• In Piemonte il vaccino sarà somministrato anche dai medici di base
• Dopo una riunione con i Länder iniziata alle 14 e terminata alle 21.45, Angela Merkel ha deciso di prolungare il lockdown fino al 14 febbraio
• Pechino introduce una quarantena di 28 giorni per chi viene dall’estero
• Il vaccino è davvero un affare da ricchi: nei paesi in via di sviluppo per ora solo 25 iniezioni (in Guinea)
• De Magistris si candida a presidente della Calabria
• Dell’Utri è stato assolto per il caso dei libri della biblioteca Girolamini
• Dalla cella, Navalny va all’attacco di Putin: «Ecco la sua reggia, la frode più grande»
• Jean-Marie Le Pen si è sposato in chiesa a 92 anni con Jany Paschos, 88 anni, la donna di origine greca con la quale era già sposato civilmente dal lontano 1991.

Clamoroso

Comuni italiani che hanno istituito l’Assessorato alla Gentilezza: 109 [Costa, ItaliaOggi].


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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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