Identità nazionale: un incrocio di culture

Il sovranismo nazionalista e la politica anti-immigrazione ce la mette tutta per trovare una sua ragionevole giustificazione nella STORIA dei popoli. Antonio Socci, ad esempio, nel suo lavoro “TRADITI, SOTTOMESSI, INVASI” insiste molto sull’idea di identità culturale italiana come prodotto monolitico tipicamente nazionale. Nel suo excursus storico parla di Roma conquistatrice e di popoli passivamente a lei soggetti, consapevoli della propria inferiorità”. “

Roma ha prima romanizzato l’Europa e assimilato nuovi popoli integrandoli nell’Impero, cioè nella sua propria cultura” – ( op. citata p 56). Il Socci continua poi col dire che la caduta di Roma sarebbe stata determinata dall’emigrazione dei Goti che, ammassandosi sui confini, per fuggire agli Unni e agli Alani, costituirono uno stato nello stato.
Ritengo di non poter condividere queste tesi.

È fuori dubbio e, sospetto che siano in tanti a riconoscerlo, che la debolezza di Roma inizi con la divisione tetrarchica di Diocleziano. È nella frantumazione dell’Impero, nella perdita della sua unità la debolezza irreversibile di Roma.

Fin quando Roma è stata in grado di unire le diversità integrandole è stata CAPUT MUNDI. Quando l’unità fu rotta Roma diventò vulnerabile ed estremamente fragile.
Fu nell’unità tra i popoli, nella continua contaminazione e nel reciproco scambio il segreto della sua grandezza.

Sull’identità “monolitica” italiana i dubbi sono ancora più forti se si tiene a mente il verso famoso di Orazio, il poeta della classicità latina per eccellenza, “Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio” (epistola. 2,1 ,156). Quindi Roma conquista la Grecia con le armi ma questa con le arti la civilizza.
In realtà il problema dell’identità italiana e della sua originalità è un falso problema.
Molto spesso è determinato dalla strumentalizzazione che di esso fanno ideologie razziste e imperialiste. È assurdo ritenere che ogni cultura sia una realtà isolata dal resto del mondo, così come è aberrante ritenere che una cultura sia superiore ad un’altra.

La nostra, in particolare, è il risultato di continue contaminazioni, di intrecci incessanti con popoli diversi: Fenici, Greci, Micenei, Cretesi, Angioini, Aragonesi ecc.
Il nostro Mediterraneo, il “mare nostrum“, da sempre è stato trafficatissimo, ha consentito che con le merci viaggiassero le idee, le culture. Non riesco ad immaginare niente di più pregevole, di più ricco, ma soprattutto di più affascinante. È l’emozione che provo quando entro in una classe “multietnica”: penso che potrò viaggiare restando a “casa”.

Chi si preoccupa di tutelare una presunta identità da “indesiderati sul nostro territorio”, è chiaro che percepisce tale identità come DIFFERENZA, come NAZIONALISMO, mentre è indubbio che la nostra identità è debitrice nei confronti di molti popoli. Il nostro unico, grande merito, almeno fino a non molto tempo fa, è stato quello di accogliere e di integrare.
Se così non fosse stato saremmo ancora quel popolo agreste dell’antico Lazio di cui ci parla Orazio nella sua Epistola.

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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