Il valore degli studi di Hollywood é salito di miliardi grazie alla politica

Di Dom Serafini

L’industria dell’intrattenimento statunitense, come molti altri settori è passata dall’essere valutata in milioni di dollari alla valutazione in miliardi nel corso di circa 34 anni. Nel 1966, ad esempio, Paramount fu venduta a Gulf + Western per 125 milioni di dollari, l’equivalente di un miliardo di dollari odierni. In quel periodo lo stipendio di un insegnante di scuola pubblica degli Stati Uniti era di 6.485 dollari l’anno (cioè 53.123 dollari di oggi).

Nel 2019 Viacom, società madre della Paramount, è stata acquisita dalla CBS per 11,8 miliardi di dollari. L’operazione, tutta in titoli azionari, è stata strutturata come un’acquisizione della Viacom da parte della CBS. L’accordo ha valutato Viacom 11,8 miliardi di dollari. Nello stesso anno, lo stipendio di un insegnante negli Usa era in media di 65.000 dollari (fino un massimo di 87.000). Quindi, mentre gli stipendi degli insegnanti sono aumentati di circa il 22,5%, il valore di Paramount è aumentato di ben 1.080% in 53 anni.

            La valutazione inflazionata degli altri studi di Hollywood è stata ancora più sorprendente. Nel 1966 Warner Bros. fu venduta per 32 milioni di dollari. Tre anni dopo, Steve Ross l’ha acquistata per 400 milioni (circa 3 miliardi di dollari del 2021). Nel 2018 AT&T ha pagato 85 miliardi di dollari per Warner Bros., un aumento del 2.733% in 39 anni.

            Nel 1981 20th Century Fox fu venduta a Marvin Davis per 720 milioni di dollari. Quattro anni dopo, Davis l’ha venduta a Rupert Murdoch in due tranche: una per 250 milioni di dollari e la seconda per 325 milioni. La somma totale è equivalente a 1,4 miliardi di dollari di oggi. Nel 2019 Walt Disney ha acquistato 20th Century Fox per  71,3 miliardi di dollari: un aumento del 4.928% in 34 anni.

            Nel 1966 il prezzo medio per piede quadrato di un appartamento di New York City era di 25 dollari, o 205 dollari di oggi. Nel 2019 il costo medio per piede quadrato era di 1.660 dollari. Mentre lo stipendio di un insegnante è aumentato del 22.5%, il costo di una casa a New York è aumentato del 709%, cioè si pagano circa 1,6 milioni di dollari per un appartamento di 93 metri quadrati.

            Tutto iniziò 50 anni fa nel 1972, quando gli azionisti cominciarono ad essere insoddisfatti dei dividendi e preferire invece la crescita nel valore dei titoli. Ma ci sono altre spiegazioni, come quelle espresse nel libro del 2013 “Capital in the 21st Century” dell’economista francese Thomas Picketty, che è stato anche argomento di un documentario di Netflix. 

            Tra le cause più significative c’è stata la rimozione della regolamentazione. Nel caso della televisione, ad esempio, quando le valutazioni delle società di Hollywood erano allineate con gli stipendi medi, la televisione era considerata un servizio pubblico ben regolamentato. Con la deregolamentazione, le attività delle società televisive si sono tramutate in opportunità finanziarie, che, unite alla riduzione delle tasse e alla proliferazione dei paradisi fiscali, ha portato il flusso del capitale inattivo verso il mercato azionario. Inoltre, i profitti non tassati potrebbero essere considerati denari superflui, quindi non problematici se collocati in prodotti finanziari rischiosi, ma ad alto rendimento, che, a loro volta, incoraggiano transazioni speculative che stimolano rapidi aumenti del valore delle azioni in borsa.

            E questo ci porta ad una considerazione interessante su come i “capitalisti” appoggino i politici conservatori poiché la loro narrativa influenza il voto dei lavoratori facendo leva sui sentimenti populisti (criminalità, socialismo, immigrazione, Secondo Emendamento, sindacati) al fine però di raggiungere gli obiettivi dei ceti più abbienti come la deregolamentazione e la riduzione delle tasse. Questo processo consente a pochi di accumulare ancor più ricchezza, con grandi rischi per la società, come la storia ha ripetutamente dimostrato..

            Come spiegato nel libro di Picketty, la ricchezza tende ad accumularsi più rapidamente con il rendimento azionario del capitale piuttosto che con quello del lavoro, quindi i ricchi preferiscono investire su Wall Street (economia finanziaria) e non su Main Street (economia reale).

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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