Ipotesi: invocare il 25esimo emendamento per rimuovere Trump

La giornata era cominciata con la definitiva disfatta di Donald Trump. In Georgia, dove martedì si era votato per i due seggi del Senato, seggi determinanti per il controllo del Senato stesso, avevano vinto i due candidati democratici: il reverendo battista Raphael Warnock, 51 anni, e Jon Ossoff, 33 anni, documentarista investigativo. Sono il primo nero e il primo ebreo eletti in quello stato. Proprio ieri, inoltre, il Congresso, riunito in seduto comune sotto la presidenza del vicepresidente Mike Pence, avrebbe dovuto ratificare la vittoria di Joe Biden, tutti si aspettavano sarebbe stata una formalità.
Il caos è cominciato alle 11 di mattina, ora di Washington, corrispondenti alle 17 italiane, quando il presidente uscente ha tenuto un comizio davanti ai suoi sostenitori all’Ellipse, il parco a sud della Casa Bianca.
«I fan di Trump sono giunti a migliaia convinti davvero di dover “salvare l’America”, restituendo al presidente la “vittoria rubata” da una lista di congiurati che si allunga sempre di più. Sono in tanti. Decine di migliaia. Non solo maschi bianchi di mezza età. O i truci “Proud Boys”, la formazione dei suprematisti bianchi. Ci sono molte donne, molti giovani. Con due cose in comune: la fede senza riserve nel loro leader e l’indifferenza nei confronti della pandemia» [Sarcina, Corriere della Sera].
«Quando Trump sale sul palco, fomenta i fanatici: “Non ci arrenderemo mai. Non concederemo mai la vittoria a Biden. Avremmo un presidente illegittimo, non possiamo permetterlo. Non si ammette la sconfitta quando è un furto”. Quindi scarica la pressione sul vice Pence: “Ho parlato con Mike. Se farà la cosa giusta, vinceremo le elezioni. Deve solo rimandare il voto agli stati, che vogliono ri-certificarlo”. In caso contrario, invita gli estremisti a riprendersi l’America. Pochi minuti dopo Pence lo delude, chiarendo che non ha intenzione di violare la Costituzione. L’era politica di Trump finisce qui. La lotta dei sostenitori irriducibili però continua, e sentite le parole di Donald, si sentono in diritto di scatenare la rivolta, assalire il Congresso, versare il sangue» [Mastrolilli, La Stampa].
«All’una i gruppi più determinati partono verso la East Front Entrance del Congresso. Là dentro sta cominciando l’altra insurrezione, quella capitanata dal senatore Ted Cruz e dalla sua “sporca dozzina”, più un centinaio di deputati repubblicani alla Camera, obbedienti alle direttive del presidente, decisi a contestare la conta dei voti. All’esterno, parte l’urlo “Stop the steal” (fermate il furto, dei voti s’intende) e la folla preme contro un cordone di polizia del tutto insufficiente. Alle tre ogni resistenza salta, lo sfondamento è totale, le forze dell’ordine sono travolte, nel panico. Gruppi di manifestanti irrompono negli angusti palazzi del Congresso, dalla monumentale Statuary Hall dilagano verso gli uffici dei parlamentari. Spaccano vetri, sfondano porte, rubano quadri e foto. Le telecamere di sicurezza inquadrano agenti del Secret Service asserragliati dentro l’aula del Senato con le armi puntate per resistere contro gli assalitori. Il caos è ai massimi, viene annunciata l’evacuazione di Pence “verso un luogo segreto, sicuro”. Vengono distribuite mascherine antigas ai parlamentari rimasti prigionieri» [Rampini, Repubblica].
«A guidare l’assalto nell’aula del Senato sarebbe stato lo “Sciamano di QAnon”. Trentadue anni, vero nome Jake Angeli, è uno dei volti più riconoscibili delle proteste trumpiane di questi ultimi mesi — impossibile dimenticarlo, a torso nudo, col suo peloso copricapo vichingo. Ha già manifestato in Arizona contro “l’elezione rubata”, è un seguace delle teorie cospirative secondo cui il mondo è governato da una rete segreta di pedofili nemici di Trump, e ieri lo si vedeva alla testa di un drappello con le bandiere confederate penetrato al cuore del “sistema”» [Mazza, Sarcina, Corriere della Sera].
«Nel lancio di lacrimogeni e spray urticanti, gli sparuti agenti di Washington, abituati al tran tran pacioso dei parlamentari, dei loro galoppini, di giornalisti e lobbisti, son stati sopraffatti da terroristi legati ai gruppi di Proud Boys, Wolverines e altri nuclei di suprematisti bianchi razzisti, il parlamento è stato occupato, come nel colpo di stato del colonnello Tejero in Spagna o nelle “Banana Republic” che gli americani irridevano.
Un uomo, vestito con un giubbotto antiproiettile urlava, “Siamo violenti!”, una donna, col foulard decorato dalla bandiera a stelle e strisce gridava “Buffoni, buffoni, Usa, Usa”. Una falange di teppisti si teneva in contatto con i telefonini, messi davanti alla bocca come radio in battaglia, “Scappano come conigli”, “hanno lasciato il caffè caldo i vigliacchi”, “non ce ne andiamo da qui, Washington è nostra!”, “L’America era fatta dai ribelli, noi ci ribelliamo per difendere Trump”. Con la vernice appare sulle auto la scritta “Pelosi Satana” contro la leader democratica alla Camera» [Riotta, La Stampa].
«Una donna, non ancora identificata, viene ferita da un colpo di pistola. Viene portata in ospedale, coperta di sangue. Morirà in serata. Ci sono anche diversi feriti, pure tra gli agenti di polizia» [Sarcina, Corriere della Sera].
Si chiamava Ashli Babbit, era una veterana dell’aeronautica, trumpiana, titolare di un’attività a San Diego.
Alle 15.30 Trump twitta: «Niente violenza, ricordatevi che siamo il partito della legge e dell’ordine». La sindaca di Washington ordina il coprifuoco a partire dalle sei.
Alle 15.45, per soccorrere la polizia allo sbando, vengono mobilitati 1.100 uomini della Guardia Nazionale.
«Fox News, il più potente network di destra è sotto shock, oscilla nel raccontare gli eventi: ricorda che le manifestazioni antirazziste hanno messo a fuoco e saccheggiato tante città d’America, ma poi amplifica le condanne dei repubblicani come Mitt Romney: “Tutto quel che accade è colpa di Trump”» [Rampini].
Alle 16.06, a due ore dall’inizio dell’occupazione, Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione dalla sua casa di Wilmington, Delaware: «Questa non è una protesta, è un’insurrezione. Questo caos non riflette l’America. La nostra democrazia è sotto assalto». Ha poi esortato Trump a andare in tivù per chiedere la fine dell’assedio.
Dalla Casa Bianca Trump non poteva sembrare di essere agli ordini di quell’altro. Niente tivù, video su Twitter: «L’elezione ci è stata rubata, ma dovete andare a casa. Non vogliamo che nessuno resti ferito».
«In tardo pomeriggio lo sgombero dei manifestanti dall’edificio. Tredici le persone arrestate, sequestrate anche 5 pistole» [Sarcina, Corriere della Sera].
«Sotto la presidenza di Mike Pence, il Congresso statunitense ha ripreso la seduta per certificare la vittoria di Joe Biden che era stata interrotta dall’assalto al parlamento da parte dei sostenitori di Donald Trump. “Non avete vinto, la violenza non vince mai”, ha detto Pence aprendo la seduta» [Ansa, 2.16, ore italiane].
«L’ipotesi di invocare il 25/o emendamento per rimuovere Donald Trump si sta rafforzando nel gabinetto del presidente. Lo riporta Cbs citando alcune fonti, secondo le quali l’idea è in discussione all’interno della Casa Bianca ma non è stata ventilata al vicepresidente Mike Pence» [Ansa, 3.51, ore italiane].
Non era mai successo niente di simile, ma nel 1814 il Campidoglio fu dato alle fiamme dalle truppe britanniche che avevano occupato Washington.
«Credevamo di aver visto tutto in questi anni, ma un assalto a Capitol Hill sembra uscito da un pessimo film di serie B. Purtroppo invece è la tragica realtà» [Paul Auster, Repubblica].
Enrique Tarrio, leader dei Proud Boys, ieri non era alla manifestazione. Lunedì è stato arrestato per aver bruciato, un mese fa a Washington, una bandiera di Black Lives Matter strappata da una chiesa nera. Rilasciato a condizione di lasciare la capitale, ieri è riapparso su Parler, il social di quelli dell’estrema destra. A proposito della giornata di ieri ha commentato: «Non si può incatenare un’idea».

In prima pagina

• Ieri pomeriggio, con un lungo post su Facebook, Conte si è detto disponibile a trattare con Renzi su tutto: Recovery Fund, squadra di governo e delega ai servizi
• L’Agenzia europea del farmaco ha dato il via libera al vaccino di Moderna, il secondo dopo quello di Pfizer-Biontech. L’Italia ne ha ordinate 20 milioni di dosi. Secondo il commissario Arcuri la vaccinazione su base volontaria sarà conclusa entro la fine dell’estate
• Ieri ci sono stati altri 548 morti. I ricoverati sono ancora 25.745 (-219), di cui in terapia intensiva 2.571 (+2)
• La provincia di Bolzano sta tentando una “via altoatesina” al lockdown: sarà quasi tutto aperto
• Causa coronavirus la cerimonia dei Grammy è rinviata dal 31 gennaio al 14 marzo
• Secondo un pentito l’imprenditrice calabrese Maria Chindamo, scomparsa tre anni fa, è stata uccisa triturata e data in pasto ai maiali dal boss Ascone
• Il biglietto legato al primo premio della Lotteria Italia, 5 milioni di euro, è stato venduto a Pesaro
Secondo il New York Post Kanye West e Kim Kardashian stanno per divorziare
• L’Arabia Saudita ridurrà di un milione di barili al giorno la produzione di petrolio.

Clamoroso

Attraverso il fondo d’investimento Ccla, la regina Elisabetta e l’arcivescovo di Canterbury possiedono – in tutto o in parte – le canzoni di Justin Timberlake, Rihanna, Beyoncé, qualche Bruce Springteen, Don’t Stop believin’ dei Journey, Sweet Dreams degli Eurythmics, il 50% di All I want for Christmas is you di Maria Carey, Livin’ on prayer di Bon Jovi, ma anche SexyBack, dove Timberlake, probabilmente senza pensare all’arcivescovo, intona «Porcellina, le vedi queste manette?» e In Da Club’, del rapper 50 Cent, che salmodia: «Guarda bambina sexy / ho dell’ecstasy se ti piace la droga / io faccio sesso non l’amore» ecc. [Pierantozzi, Messaggero].


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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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