La cultura del rifiuto di Pio Canu

Riflessioni generate dall’intervista di Tiziana Buccico a Pio Canu

Vivo nel Cilento, anzi nel centro storico del Cilento, sulle falde del Monte Stella, considerato il cuore del Cilento; un territorio, pressoché vergine, incontaminato, almeno fino ad oggi, tanto da apparire a tratti selvaggio, ma, proprio per questo, incantevole, soprattutto per la sua capacità di coniugare paesaggi montani con limpidi orizzonti marini. Il territorio è inserito nel Parco Nazionale del Cilento, caratteristico, oltre che per i suoi incantevoli paesaggi naturali, anche per le sue tradizioni, per il suo folklore, per la sua gastronomia. La famosa dieta mediterranea è nata nel Cilento. Dichiararsi figli “re’ u Ciliento” è, per ciascuno di questa terra, motivo di orgoglio.

Purtroppo politiche scellerate, atteggiamenti ottusi e qualunquisti, dettati solo da interessi personali e da consenso politico spicciolo, mettono a rischio questo patrimonio incommensurabile che abbiamo, in termini di benessere ma anche in termini economici -turistici; almeno per quel che succede nel mio Comune, a Sessa Cilento. Qui l’abbassamento della Tari è stato un cavallo di battaglia e una promessa elettorale alle ultime amministrative. La tassa rifiuti, in effetti è stata ridotta ma a danno di una politica di smaltimento dei rifiuti oculata e rispettosa della normativa. È stato incoraggiato il compostaggio per abbattere i costi ma non si esegue nessun controllo sul corretto procedimento di tale pratica,cosa ancora più grave ,addirittura non pare esistano compostiere. La logica che passa è quella che disperdere i rifiuti organici in campagna è già fare compostaggio.

E così capita sempre più frequentemente di notare buste disseminate nei boschi, nei prati, sui cigli delle strade o sotto i ponti. Uno spettacolo che fa male e che denota solo degrado e inciviltà ma soprattutto la presenza di amministratori poco attenti nel consegnare al futuro una terra, quanto meno, nelle stesse condizioni in cui l’hanno ricevuta. La sensazione è quella di sentirsi destinati ad un disastro inevitabile preannunciato da mosche, moscerini, insetti vari e da blatte che proliferano in misura inimmaginabile. Possibile che il risparmio di pochi spiccioli valga questo scempio intollerabile? Possibile che non ci si renda conto che violentare la natura con atteggiamenti irresponsabili può essere un boomerang pericoloso e che ciò che sotterriamo prima o poi ci tornerà nel piatto? È possibile non considerare che il principio che porta al rispetto della natura è un principio di Vita irrinunciabile?

Eppure pare di SI: nessuna autorità di controllo, nonostante le continue denunce sui social e sui quotidiani sembra abbia voglia di intervenire a “REGOLAMENTARE”.

La nostra terra per anni ha raccolto i sacrifici, la fatica, il sudore e le lacrime di tanta gente di buona volontà che l’ha custodita e coltivata nel rispetto della sua integrità e della sua bellezza, ora questa terra a causa dell’ottusa e irresponsabile indifferenza di molti e di una politica miope, unita ad una ignoranza devastante, rischia di perdere le ragioni della sua unicità: l’aria “buona”, la bellezza incontaminata.

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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