Diario di una quarantena

La mia terra

Di Piscione Lazzaro

Dicono che: ”non capisci il valore delle cose fino a quando non le perdi”, proprio così, scrutando il panorama (ultimamente il mio hobby preferito), mi soffermo e rifletto, rifletto sul fatto che sotto i miei occhi, quotidianamente ho una fortuna che pochi possono immaginare: non parlo di denaro, ma parlo della natura, del luogo in cui vivo; in lontananza osservo il mare, le onde che vanno a scontrarsi lungo la costa e subito affiorano i ricordi, i ricordi di quando fino a due settimane fa stavamo lì tranquilli a passeggiare in spiaggia, ci divertivamo spensierati non curanti che da lì a poco tutto questo non potevamo permettercelo più, o almeno per un breve periodo che sembra non finire mai.

Ricordo quando passavamo interi pomeriggi nel piccolo porticciolo, dove fra una chiacchiera e un’altra perdevamo il conto delle ore. Tutto questo era felicità ma non ci facevamo caso, per noi era tutto normale. Percorrendo la costa con lo sguardo, pian piano inizio a salire, arrivando su in collina, sembra che i due ambienti si bacino e si mescolino perfettamente, anche in collina i ricordi tornano, questa volta sono più nostalgici.

Vanno più indietro nel tempo: nella mia mente prende forma l’immagine di mio nonno, quando insieme a lui “andavo a fare la terra”, espressione usata per andare in campagna a curare l’orto. Mi divertivo un sacco e a volte lo facevo innervosire però dopo un abbraccio passava tutto. Ora ho capito che le cose che sembrano superficiali e prive di significato alla fine solo le cose alle quali inconsciamente teniamo di più, ma ce ne rendiamo conto sempre troppo tardi!

Dalla rubrica Diario di una quarantena:

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