Lo sguardo di Medusa (da “Lezioni americane” di I.Calvino)

La riflessione di questa settimana la dedico a mia figlia Maria Pia che, benché giovanissima, è già angosciata, a volte sopraffatta, dal “male” con cui si imbatte quotidianamente per le strade di Roma, alla TV, tra gli amici, all’università, anche tra persone che pensava le volessero bene. Più di una volta mi ha comunicato un profondo senso di disagio, di inquietudine e di impotenza. “Non capisco perché tanta acredine, perché tanto odio, perché si preferisca l’inganno evidente al bene, la falsità alla verità. A che serve impegnarsi…” mi confida triste e amareggiata.

Non è facile trovare una risposta a quel perché, ma è possibile indicare una via di salvezza per sfuggire allo sguardo di Medusa, per non soccombere, per sopravvivere e quindi operare per il bene, limitatamente alle proprie possibilità, nonostante le disillusioni e lo sconforto incombano inesorabili.

La soluzione come sempre la trovo nello studio della Letteratura. Confrontarsi con i Classici di tutti tempi è l’unico antidoto e l’unica possibilità, fermarsi a colloquio con loro diventa un’opportunità, forse l’unica, quando il potenziale educativo generale è carente se non addirittura annichilente. Questa volta la soluzione me l’ha offerta Calvino nelle sue “LEZIONI AMERICANE”: sono sei “proposte” per il nostro millennio che avrebbe dovuto presentare all’università Harvard nell’anno accademico 1985-86, se non fosse sopraggiunta prematuramente la morte per ictus. Di questa opera, postuma, io propongo la prima lezione, quella sulla Leggerezza. In particolare, rifletterò sul mito di Perseo di cui Calvino fa un’affascinante lettura e un coinvolgente commento. 

Calvino inizia: “La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso” e già, in questo modo, ci offre un’indicazione preziosa. In effetti riuscire a togliere peso a ciò che opprime il cuore  e angoscia la vita è la prima operazione saggia da compiere per chi voglia guardare davanti con maggiore serenità e lucidità e con un atteggiamento propositivo e fiducioso. Questa sottrazione di peso, avverte Calvino, non deve mai essere superficialità e frivolezza ma un’operazione di leggerezza, di una leggerezza, però, pensosa, la sola che possa  predisporre la mente e il cuore ad un rapporto più sereno col mondo, senza rancori, senza odi e senza risentimenti.

Calvino, difatti, vedeva nella leggerezza pensosa un antidoto efficace, una risposta valida alla problematicità del nostro tempo, un mezzo per difendersi dalla pesantezza di un mondo opaco, grigio, brutto, una reazione “al peso del vivere“, Montale avrebbe detto “al male di vivere“, non per estraniarsi ma per prendere le distanze giuste e per capire, per salvaguardare e salvaguardarsi, per trovare le forze di cambiare e per cambiare.

Calvino precisa: “esiste una leggerezza della pensosità così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante ed opaca“.

Emblema della leggerezza diventa, per lo scrittore, Perseo: “Nei momenti in cui il regno degli umani mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in alti spazi… devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica“.

Perseo deve sconfiggere Medusa, personificazione del male, che pietrificava chiunque la guardasse negli occhi così come resta impietrita Maria Pia di fronte alla negatività che è costretta a sperimentare in quanto “essere” al mondo e quindi del mondo. Per raggiungere questo obiettivo l’eroe vola in alto e mozza il capo della Gorgone guardando la sua immagine riflessa nello scudo che porta  con sé. Non si lascia irretire, quindi, ma cambia la direzione dello sguardo per riuscire a sconfiggere il mostro.

È proprio quello che dovrebbe fare ciascuno di noi: non lasciarsi sopraffare e annichilire ma resistere, trovare la direzione giusta dello sguardo per sostenere il male, per non farsi sopraffare e sconfiggere. Esattamente come Perseo, bisognerebbe trovare una giusta direzione dello sguardo per affrontare le negatività che ci inquietano. Dal sangue di Medusa nascerà, secondo il racconto mitologico, Pegaso, il cavallo alato, che Perseo potrà liberamente cavalcare. Quindi l’ eroe riesce non solo a sovvertire la gravità, la pesantezza del mondo e del male che lo governa ma anche a dominarla. Ma non  si illuderà mai di aver sconfitto il male per sempre, sa che esso è pronto a ripresentarsi dietro l’angolo in ogni istante e per questo porterà la  testa mozzata di Medusa sempre con sé. La utilizzerà come  difesa per pietrificare, a sua volta, il male. Ormai è diventato padrone della pesantezza e può gestirla, non ne rimane più schiacciato: ha trovato nella leggerezza pensosa di uno sguardo ben indirizzato la salvezza per non soccombere. 

Calvino porta ancora un altro esempio, quello di Guido Cavalcanti della novella di Boccaccio. A chi derideva Cavalcanti del fatto che, invece di divertirsi, preferiva meditare sulla vita tra i sarcofagi di un cimitero, risponde: “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace” e si libera della  fastidiosa e volgare brigata scavalcando “come colui che leggerissimo era, una balaustra di porfido“.

Quel salto che lo solleva da terra e dalla gravità di una situazione fastidiosa dimostra che la vivacità dello studio, dell’intelligenza, della riflessione, della pensosità può salvare e aiutare a sollevarsi dalla pesantezza, capovolgendo i rapporti, per cui la chiassosità insulsa e caotica diventa espressione e luogo di morte,  mentre  Guido con la sua pensosità diventa emblema della leggerezza.

A Maria Pia, ai miei studenti e a tutti i giovani che si sentono schiacciati dalla pesantezza del male che li circonda e dalle disillusioni che possono venire dalla vita ma anche, in modo ancor più doloroso, da persone su cui si credeva e di cui ci si fidava, auguro di poter sfuggire allo sguardo di Medusa col distacco di un impegno riflessivo, il solo che possa offrire una giusta visuale per continuare a fare il meglio per se stessi e per gli altri e “come colui che leggerissimo era” andare OLTRE per poter planare liberi e leggeri sul mondo senza pesi sul cuore.

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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