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L’ultima inaugurazione di de Magistris

Venerdì scorso il sindaco de Magistris ha partecipato alla sua ultima, si spera, inaugurazione, quella della Stazione Duomo; una inaugurazione guastata da circostanze avverse a causa del funzionamento costretto a essere limitato alle sole ore del pomeriggio per mancanza di personale addetto (così sarà per tutto un mese) e per un principio di allagamento alle banchine per via di un guasto all’impianto antincendio. Questi, però, sono incidenti che possono accadere…, e non sono certo addebitabili all’ex magistrato il quale, però, non perde occasione per gioire di avvenimenti dei quali, in realtà, è quasi semplice spettatore.

Una inaugurazione, questa dell’altro giorno, certamente prematura, poiché la struttura non era del tutto pronta per essere aperta al pubblico che, oltre a fare una visita turistica delle sue bellezze, avrebbe bisogno di “prendere il treno”.   Lo stesso Presidente della Metropolitana di Napoli ha dovuto precisare che, per completare l’opera, occorreranno almeno altri quattro anni (e se si parla di quattro…). Una inaugurazione affrettata, quindi, come è già successo tante altre volte in passato, per non perdere l’occasione elettorale.

Aspetto positivo della storia è che questa dovrebbe essere l’ultima inaugurazione farlocca del sindaco de Magistris che, durante il suo doppio mandato, di promesse ne ha mancate molte lasciando la città devastata dall’incuria e bisognevole di manutenzione e non di inaugurazioni.

Qualcuno dichiara che la Stazione, opera di Fuksas e di sua moglie,  “sarà” la più bella del mondo; fa nulla se venti anni non sono bastati per completare un’opera che ha condizionato l’assetto della zona di via Duomo e ha cambiato il volto di una delle che piazza tra le più note di Napoli.

Intitolata a Nicola Amore, indimenticato sindaco di questa città, la piazza è racchiusa dai “Quattro palazzi” che hanno anche finito per darle il nome con il quale il popolo meglio la conosce; quattro bei palazzi con il fronte circolare che segue la forma della piazza. La piazza accoglieva al centro la statua di Nicola Amore, che fu spostata “provvisoriamente” nel 1938, in occasione del passaggio di Hitler per il Corso Umberto, che giustamente è rimasto detto “rettifilo”; ma  non è stata più rimessa al suo posto, né vi tornerà mai, sistemata com’è in piazza Vittoria.

I lavori di costruzione della stazione condussero al ritrovamento del basamento di un tempio di età imperiale che si decise di riportare al livello del mezzanino, affinché potesse essere ammirato dagli utenti della stazione; l’idea del possibile futuro ritrovamento del colonnato e della trabeazione suggerirono l’idea della cupola emergente dalla quota stradale in modo da poterli accogliere nella loro altezza ed essere posti ben in vista; una soluzione progettuale, per un verso, di tutto rispetto, ma certamente comportante lo stravolgimento dell’assetto della piazza.

A volte, però, le notizie apparentemente cattive possono avere un risvolto positivo. È per via di quanto si apprende ora a proposito delle difficoltà, per motivi finanziari, di dar completo séguito alla realizzazione della cupola vetrata. Chissà, forse potrebbe essere l’occasione buona di rivedere il destino della piazza ripristinando le condizioni originarie.

Il progetto, in verità noto da tempo, non ha mai avuto modo di suscitare le dovute reazioni, sia a favore che contro; probabilmente a causa della pigrizia di chi avrebbe dovuto e potuto far sentire la propria voce: urbanisti, architetti e quelli che, con un appellativo tanto detestato, potrebbero definirsi “intellettuali”, quegli stessi che, forse, potrebbero avere in varie occasioni un ruolo di critica costruttiva. Salvo poche occasioni, infatti, il progetto è rimasto ignorato parlandosene di tanto in tanto e soltanto in sedi e in ambienti specifici.

Il “ritorno” di Nicola Amore, a detta di Matilde Serao «il miglior sindaco di Napoli», tra i “Quattro Palazzi” sarebbe potuto apparire un atto dovuto, ma prima di ciò sarebbe stata da valutare l’opportunità della trasparente cupola ellittica. A parte i problemi legati alla sua incerta manutenzione, era criticabile la conseguente rottura dell’assialità di una strada ottocentesca, simbolo essenziale della cultura di un’epoca; ed era altrettanto notevole il suo impatto in uno spazio circoscritto tra coevi palazzi di pregio, con cariatidi e telamoni a lato dei portali che, oltre alla loro funzione di sostegno, pareva stessero a salvaguardare il carattere specifico della piazza.  

Bruno Discepolo, architetto e assessore regionale all’Urbanistica, nel giugno 2017 ebbe a indicare esaurientemente la sostanza dell’intervento, avanzando qualche critica alla tipologia di copertura presente anche in altri luoghi della città: ma, a parte la forma scelta, anche in questo caso appariva improponibile l’inserimento improprio di un volume altro in una piazza che avrebbe meritato e meriterebbe essere lasciata libera alla sua naturale fruizione.

Sarebbe stata cosa giusta se gli interventi critici fossero giunti puntuali rispetto a un processo progettuale e costruttivo avviato; ciò non è avvenuto anche a causa della limitata comunicazione e quindi alla mancata partecipazione del pubblico alle scelte di carattere urbanistico e architettonico.

Oggi la discussione incontra una circostanza specifica, quella della mancata copertura finanziaria, e il fatto potrà forse soddisfare coloro ai quali quella “lanterna magica” non è mai piaciuta e c’è anche chi, a vedere il vuoto previsto per la cupola delimitato da pannelli metallici, ha voluto paragonare questa struttura (provvisoria?) a una scatoletta di tonno…

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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