Diario di una quarantena

L’uomo: figlio della terra

Di Giuseppe Carro

Che amara consapevolezza è il comprendere quello che l’uomo è diventato. Pensava di essere padrone del mondo di poter dominare la natura e ne è soltanto un’appendice come la mano o la gamba possono esserlo di un intero corpo. L’uomo della natura non è ospite (non vi è errore più grande di ritenerla una casa), bensì arto, parte integrante o per molti altri figlio ingrato. È proprio per questo che dovrebbe essere funzionale ed utile ad essa ,è in quanto figlio che dovrebbe essere riconoscente e devoto alla terra, ed è in quanto sua parte integrante che non dovrebbe mai oltraggiarla, poiché vorrebbe dire oltraggiare se stessi.
Tutto ciò che invece noi tutti abbiamo fatto è stato quello di distruggere.
Negli ultimi mesi di disgrazia e dolore, in cui siamo stati costretti a una reclusione forzata, durante i quali siamo stati brutalmente strappati ad alberi, fiumi e montagne, crediamo di aver subito un torto.
Il vero torto è quello che costantemente arrechiamo alla natura, che ha dunque deciso di “tagliare la sua mano destra perchè peccava”, di lasciarci e darci in adozione alle nostre case.
Perchè è innegabile, l’uomo ha peccato e ha così meritato una pena secondo il contrappasso dantesco: alla natura abbiamo voltato le spalle, ella ha deciso allora di vietarci di viverla.
È un prezzo alto da pagare, ma affacciandomi al mio balcone ho visto molti fiori, bellissimi fiori che per poco ancora, nessuno potrà strappare.
Tuttavia so che presto il mondo riaprirà le sue porte e mostrerà nuovamente i suoi sentieri. Non commettiamo gli stessi errori: amiamo la natura, perché vuol dire amare noi stessi. L’essere umano è natura, solo quando potremo ricongiungerci ad essa, saremo nuovamente completi.
Allora, domani o poco più, sarò lì, ad annusare quei fiori.

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