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Rassegna stampa del 7 maggio 2018

Di Maio apre, Berlusconi chiude, Mattarella consulta

Di Maio è andato dalla Annunziata e ha detto che non pretende affatto Palazzo Chigi: Salvini venga a discutere, si scelga anche un nome terzo, si faccia un governo che realizzi il reddito di cittadinanza e abolisca la Fornero, però senza Berlusconi. Ieri sera era in programma il vertice del centro-destra, Berlusconi ha portato Salvini a Roma sul suo aereo, ma i due hanno litigato, perché Berlusconi non si fa escludere dal governo e non dà appoggi esterni e respinge in ogni caso le pretese di Di Maio: se Salvini molla Forza Italia, alle prossime elezioni dovrà andare da solo, ha gridato Berlusconi, facendo anche capire d’esser pronto a mollare il Carroccio in Lombardia e in Veneto e provocare un cataclisma a livello locale. Però Berlusconi, come Renzi, voterebbe il governo di tregua, o istituzionale, che il presidente Mattarella potrebbe varare dopo aver sentito, per tutta la giornata di oggi, i rappresentanti dei partiti (venti minuti a testa, cominciando, alle ore 10, dal M5s). Governo istituzionale che Salvini, invece, boccerebbe di sicuro. La rottura nel centro-destra, perciò, sembra destinata a prodursi in ogni caso. Stamattina alle 9, prima di salire al Quirinale, Berlusconi, Meloni e Salvini si vedono di nuovo.

Juventus

Mentre la Juventus ha battuto il Bologna 3 a 1, il Napoli ha pareggiato in casa col Torino 2 a 2. Il distacco tra le due squadre è di sei punti e mancano due domeniche. Sembra impossibile che la Juve perda due partite di seguito e non vinca lo scudetto.

«Al termine è festa per tutti. E Sarri fa fatica a tenere a freno l’emozione: “Questa è una città unica, inciderà sulla mia scelta di restare o andar via. Meglio lasciarsi sul più bello che dirsi addio quando ci sono le difficoltà. Già una volta, lo scorso anno, sono rimasto qui per amore dei napoletani, era la notte di Champions a Madrid”. Se non è un congedo poco ci manca e il riferimento alla sconfitta contro il Real non è casuale. Fu quella, infatti, la notte del primo acceso diverbio con il presidente De Laurentiis, che gli imputò la mancata rotazione dei giocatori. Esattamente la stessa critica che gli ha mosso alla vigilia di Napoli-Torino» [Scozzafava, CdS].

Nefertiti

Si era supposto che una certa struttura della tomba di Tutankhamon (un corridoio che gira a sinistra, ecc.) significasse una presenza femminile e si era dedotto che dietro una certa parete potesse nascondersi la tomba di Nefertiti, il cui nome significa «la bella è arivata» e che fu moglie «di Akhenaton, il faraone che rese l’Egitto temporaneamente monoteista». Le analisi condotte per sette giorni da Franco Porcelli, fisico del Politecnico di Torino, mostrano però che non vi sono camere nascoste e che le ipotesi sulla tomba di Nefertiti sono destituite di fondamento [Assandri, cit].

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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