“Staycation” il nuovo neologismo made in UK

Dopo Brexit e Megxit, le due uscite rispettivamente da Europa e dalla famiglia Reale, il Regno Unito e Londra soprattutto sono alle prese con un nuovo neologismo: staycation l’unione di rimanere, stay, e vacanze, vacation.

Visti i tentennamenti di Boris, che prima incita a tornare in ufficio ma senza usare i mezzi pubblici (impossibile in una metropoli senz’auto come Londra) e ad andare in vacanza salvo poi imporre una quarantena per chi rientra dalla Spagna, con un preavviso di una notte, bloccando seicentomila inglesi, non resta che STAYCATION, ossia farsi le vacanze a casa o poco lontano, in Inghilterra.

Le mete turistiche sono piene.

Cotswold, Cornwall, Southampton and Brighton, Plymouth registrano il tutto esaurito.

Trovare un affitto è impresa da record, un hotel ancora peggio.

Le, ehm, spiagge inglesi vedono assembramenti molto poco Covid free che il governo tenta di spezzare in ogni modo ma che il capo della Polizia ritiene impossibile da gestire in toto.

Nelle solitamente vuote baie inglesi si cominciano a vedere persino yacht di 50 metri come in una Saint Tropez qualunque.

Nel tentativo di risollevare il Paese, STAYCATION diventa chiave.

Nel weekend perfino il Principe William e la consorte Kate si sono recati a Barry Island a giocare come degli inglesi qualunque a quegli arcade tipicamente inglesi costruiti sui vecchi moli, i Pier, che chi ha fatto un periodo di erasmus a Brighton sicuramente ricorda.

Il momento è confuso, come per tutto il Mondo, certo, ma qui ancora di più.
E staycation porta effetti strani.

Londra semi ferma, il resto del paese in movimento!

A Londra fa effetto passeggiare in piccadilly o regent street semi deserte senza incontrare le indisciplinate scolaresche estive italiane, o i rumorosi francesi.

Oppure andare a cena a Mayfair nei lussuosi ristoranti semi deserti anch’essi: i ricchi abitanti del centro sono tutti espatriati o rientrati ai paesi di origine. O svernano sulle coste inglesi.

Appena si va più verso il sud di Londra, Pimlico, Elephant and Castle, o più verso nord, Camden, Islington, o per l’appunto si raggiungono le agognate coste, tutto riprende le vivacità di sempre e le decine di persone per la strada. Così tante che residenti di paesini sperduti sono ora in guerra contro chi arriva da fuori.

Una Londra che sembra evidenziare ancora di più le sue due velocità fra chi è ricco e chi no. E che oggi sembra risollevarsi più lentamente del resto del Paese, forse perchè era troppo avanti, forse perché troppo legata a un’economia che ancora non ha fatto tornare le persone in ufficio.

Sì, perchè l’Inghilterra è ancora (quasi) tutta davanti a uno schermo, in smart working come si dice.

E così centinaia di grattacieli rimangono chiusi, e decine di ristoranti e negozi sono sull’orlo del collasso.

Le famose high street hanno oramai una vetrina coperta di cartone ed una aperta.

Staycation è troppo sinistramente simile a stagnation, stagnazione economica.

Boris Johnson ha stampato soldi, tanti, come un italietta di una volta qualsiasi, potendolo fare. Si stimano più di 20 miliardi di sterline di stimoli, sino ad ora insufficienti.

Stimoli per la scuola, per le aziende, stimoli sino a mille sterline per dipendente non licenziato versati agli imprenditori, stop agli interessi dei mutui commerciali. Ed ora anche stimoli per andare al ristorante: ben dieci sterline a testa il martedì e mercoledì per far uscire le persone e rimettere in moto esercizi che soffrono il non aver le persone ancora rientrate nei propri uffici.

Ma non si vedono gli effetti sperati. E l’Inghilterra dipende troppo da Londra, se si ferma la locomotiva son guai.

E tutto questo mentre focolai di virus portano a chiusure parziali molto più che in Italia o altrove, non solo di quartieri ma intere cittadine.

Così si cominciano a chiedere, anche loro come qualche americano, riabilitandoci, forse non è che ha gestito il virus meglio l’Italia?

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Carlo Arturo Garuzzo

Carlo è fondatore e Presidente del Gruppo Energetico flyRen Energy Group, multinazionale tascabile dedita allo sviluppo, investimento e asset management nel campo delle energie rinnovabili. www.flyren.eu flyRen sviluppa, investe e fornisce consulenze a diverse Utilities italiane e straniere e a fondi Istituzionali che operano nel settore fotovoltaico. flyRen è attiva in Italia, Moldavia, Turchia e Regno Unito. Carlo Garuzzo ha un BA (Hins) in Studi Internazionali di Business conseguito alla European Business School in London ed ha conseguito presso la London Business School, il Corporate Finance Modular Program and Financial Seminar for Senior Managers. Dal 2019 è Console Onorario per la Repubblica di Moldavia per Torino e Piemonte, e si fregia di essere il Presidente del Club Torino of London, club che riunisce le imprenditorialità e professioni torinesi che vivono a Londra. Carlo è un socio del Club degli Investitori dedito a supportare start up Italiane ed è un mentor per giovani imprenditori in Techitalia Lab a Londra. Sposato, due figli, Carlo divide la sua vita fra Londra e Torino e parla correntemente Italiano, Francese e Inglese, con conoscenze avanzate di Spagnolo e Tedesco. Carlo, insieme ai suoi genitori Rosalba e Giorgio, sono mecenati che hanno creato oramai quindici anni fa l’organizzazione senza scopo di lucro “Istituto Garuzzo per le Arti Visive” (IGAV) www.igav-art.org , attivo in tutto il mondo per supportare i giovani artisti contemporanei Italiani.

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