Tutto in un punto (I. Calvino)

“Siamo tutti sulla stessa barca”, ” non ci salveremo se non insieme” ed espressioni simili riecheggiano continuamente da punti di osservazioni diversi ma con un’unica preoccupazione, quella di riuscire a sopravvivere alla pandemia e alla crisi economica che ci aspetta dietro la porta di casa, la soglia che affaccia su un panorama di incertezze e inquietudini.

Il topos della “navigatio vitae” è una costante della letteratura di tutti i tempi, una condizione esistenziale permanente. Siamo tutti in viaggio, tutti protesi verso una meta. Chi più, chi meno consapevolmente ha un percorso-progetto da compiere, un bagaglio da trasportare. Volendo sdrammatizzare, in qualità di docente, oltre al mio personale percorso di vita, compio quasi quotidianamente un viaggio “a quel paese” grazie ai miei allievi. La cosa non mi preoccupa, la ritengo una fatalità, un effetto collaterale della mia professione, comune a molti dei miei colleghi. Mi preoccupa, invece, il viaggio della nostra Umanità abbattuta, sconvolta, disorientata, allo sbando a causa di un virus, un essere invisibile ma minaccioso e annichilente.

Dove potremo mai trovare un porto per salvarci?

Da sempre nei momenti più difficili della mia vita, cerco una risposta, un’ancora di salvezza nei capolavori dei Grandi della nostra Letteratura. Non mi deludono mai, conversare con loro mi rasserena, il confronto mi arricchisce, mi salva. Non ho bisogno della quarantena per cercare la loro compagnia ma, è chiaro, che in questi momenti amari quando l’ansia, la preoccupazione pesano come macigni sull’anima, la lettura diventa una necessità, un farmaco curativo per il cuore e per la mente. Nei giorni che preannunciano la fine del lock-down e aprono orizzonti di problematiche incertezze ho scelto Calvino come maestro, uno degli autori che amo di più per la sua straordinaria capacità di raccontare con la leggerezza di una fiaba anche le realtà più drammatiche. Nessuno più di lui riesce a narrare il presente meglio di come potremmo fare noi stessi che siamo “presenti”.

Ho scelto di rileggere “Tutto in un punto“, un racconto scritto nel 1964 inserito nelle “COSMICOMICHE ” e lì ho trovato la soluzione.

Prima del Big-Bang e cioè prima dell’espansione dell’Universo, si viveva tutti in un punto. “Ogni punto di ciascuno di noi coincideva con il punto di un altro e tutti in uno stesso punto”. Si stava, quindi, tutti in uno stesso punto. Si stava tutti pigiati. In quell’unico punto si trovavano tutti e tutto quello che avrebbe dato vita all’Universo, anche una famiglia di immigrati era in quel punto. Impossibile evitare gelosie, pettegolezzi, beghe e malignità fino a quando la signora Phinka non decide di fare le tagliatelle per tutti. Da quel momento, da quello slancio d’amore il punto si espande rendendo possibile lo spazio e il tempo, i campi di grano, il sole, i fiumi per far nascere e crescere il grano e quindi la felicità.

Secondo Calvino, quindi, l’Universo sarebbe stato generato da uno slancio d’amore, quando la signora Phinka, come un angelo salvifico, ha espresso il desiderio di fare le tagliatelle eliminando contrasti e differenze intorno ad una mensa comune.

Per Calvino la prima legge alla base dell’Umanità è stata quella dell’amore

Lo spazio e il tempo, in questa prospettiva, sono stati creati per offrire agli uomini la possibilità di godere della bellezza dell’incontro e degli effetti benefici della solidarietà.

In un punto, difatti, si stava “pigiati come acciughe”, lo sguardo era limitato, forviante. Un punto non ti regala una prospettiva ampia e varia, ti costringe a guardare la realtà da un’unica angolazione. Chi stava in quel punto, a causa di quell’unica prospettiva che gli veniva concessa, non riusciva a comprendere l’inutilità degli egoismi, delle sterili contrapposizioni e, in particolare, anche il concetto di immigrato era forviante. Come si poteva definire gli Z’zu una famiglia di immigrati se esisteva solo un punto di origine? Le persone da dove  potevano emigrare?

La lezione è elementare: Nessuna rinascita sarà possibile se non si prenderà consapevolezza che i problemi di oggi sono di tutti e che, essendo tutti “sulla stessa barca”, come in un punto, non sarà possibile superarli senza una sana sapienza del cuore, chiuderci in un cieco egoismo può solo danneggiarci.

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Antonella Botti

Sono nata a Salerno il 3 Marzo del 1959 ma vivo da sempre a Sessa Cilento, un piccolo paese di circa 1300 anime del Parco Nazionale del Cilento. Ho studiato al Liceo classico “Parmenide” di Vallo della Lucania ed ho conseguito la laurea in Lettere moderne. Sono entrata nella scuola come vincitrice di concorso nel 1987, attualmente insegno Letteratura Italiana e Latino al Liceo Scientifico di Vallo della Lucania. Ho pubblicato due testi di storia locale: "La lapidazione di Santi Stefano" e "Viaggio del tempo nel sogno della memoria". Da qualche mese gestisco un blog, una sorta di necessità interiore che mi porta a reagire al pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà. I tempi sono difficili: non sono possibili "fughe immobili".

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