Viaggi senza ritorno

Nell’ultimo mese ho avuto occasione di andare per Pasqua a Stoccolma e per lavoro a Praga, città bellissime con grande turismo, abitate da gente civile, evidentemente amministrate da politici e burocrati bravi, amanti del proprio lavoro, competenti e capaci. L’insieme di queste caratteristiche fanno di queste città, come di molte altre in Europa, delle vere capitali, piacevoli per chi ci vive e per chi ci transita per periodi brevi, lasciando in tutti la convinzione di una diffusa felicità e di un’alta qualità della vita.

Tornato a Roma ho dovuto pregare il tassista che mi aveva raccolto a Fiumicino, di andare piano perché i sussulti della macchina sull’asfalto dissestato erano insopportabili per la mia schiena e naturalmente il pensiero andava agli altri taxi che mi avevano portato dagli alberghi agli aeroporti a Stoccolma ed a Praga, che sembravano scivolare su di un piano di biliardo.  Arrivato a casa, scendendo dal taxi, ho dovuto fare lo slalom tra buste di immondizia abbandonate in prossimità di cassonetti stracolmi. In questo caso il pensiero non è tornato a Stoccolma e Praga, ma a Tripoli, dove anni addietro, regnante Gheddafi, ero andato più volte per lavoro: li’ l’immondizia regnava sovrana.

Buche manto stradale

La considerazione che ne è scaturita è stata: “ma possibile che la grande Roma amata ed ammirata in tutto il mondo abbia assunto a modello Tripoli invece delle città europee?” La Sindaca ed i suoi supporter sembrano non accorgersene!  Sere fa in tv uno di loro, intervistato sulle buche stradali romane, ha minimizzato il fatto, cercando di richiamare l’attenzione su problemi secondo lui più gravi, senza spiegare quali. Stupefacente!!  Forse a Roma siamo amministrati da nostalgici dell’Impero che vorrebbero uscire dall’Unione Europea per entrare in quella Africana e magari dominarla!

Credo invece che i cittadini romani sarebbero disposti ad autotassarsi per pagare un giro in Europa alla signora Sindaco, relativi Assessori e dirigenti comunali perché si informino ed imparino come si amministra e si qualifica la città. Un viaggio di studio e di vergogna, e, secondo qualcuno, meglio un viaggio senza ritorno, perché con questa Amministrazione Capitolina, politica e burocratica, la destinazione terzo mondo è inevitabile.

Ancora due parole per il verde. Roma ha grandi Ville con ampi prati, alberi di alto fusto, piccoli laghi e qualche impianto sportivo:  tra i più importanti giardini romani ci sono Villa Borghese e Villa Pamphili, come a Parigi ci sono il Bois de Boulogne e il Bois de Vincennes la cui dimensione non è però comparabile. Lo è invece l’amore e la passione che i cittadini a Roma come a Parigi hanno per la straordinaria occasione che offrono questi polmoni verdi ove si riversano in massa nei giorni festivi. Ma il verde a Roma come a Parigi è anche altro: il Villaggio Olimpico e Villa Sciarra come il Parque du Montsouris e le Jardin du Luxenburg. E qui però il paragone non regge più, come dire che l’Assessorato comunale ai giardini e le circoscrizioni di Roma hanno il fiato corto e, risolto il problema di immagine turistica con Villa Borghese, il Villaggio Olimpico viene regolarmente abbandonato al degrado, come altri giardini. I prati che quando furono creati per le Olimpiadi del 1960 erano verdi oggi sono gialli e pieni di bottiglie di plastica, ove allora c’erano fiori, oggi crescono erbacce e le chiome degli alberi cresciute senza cura, occupano anche i bordi delle strade, impedendo il parcheggio alle auto.

Forse anche per l’Assessore ai giardini come per il Sindaco e relativi burocrati sarebbe opportuno un rapido viaggio a Parigi per capire come si cura il verde in città e che la cura dei giardini è una testimonianza di civiltà, perché il verde incide sulla salute psicofisica della gente.

La strada che dall’aeroporto di Tripoli portava alla città, passava accanto alla caserma fortificata dove alloggiava l’ora defunto Colonnello Gheddafi con le sue Megatende. I bordi di quella strada erano pieni di erbacce, potate solo dalle ruote delle auto in transito, ma vicino alla caserma le erbacce non c’erano! A Roma sulla via Olimpica le erbe, più gialle che verdi, hanno invaso i guardrail e i bordi dei marciapiedi per tutta la lunghezza della arteria senza interruzione,  perché a Roma non c’è nessuna caserma di nessun colonnello di turno.

Forse per l’Assessore ai giardini e la sua troupe , oltre al viaggio a Parigi, dovrebbe essere progettata una gita a Tripoli, guerra permettendo, per capire a che livello è stata ridotta Roma: possibilmente, dicono i maligni, una gita senza ritorno.

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Eugenio Santoro

Presidente Fondazione San Camillo- Forlanini - Roma

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