Abusava dei chierichetti
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«In Vaticano di notte calava la paura. Nel seminario dei chierichetti del Papa a palazzo San Carlo, addossato all’ingresso del Perugino, tra la caserma della gendarmeria e Santa Marta, si aggirava l’orco più subdolo. In mondovisione, di giorno, in abito talare nella basilica di San Pietro, Gabriele Martinelli aiutava il Papa nelle celebrazioni eucaristiche. Si genufletteva devoto di fronte a Benedetto XVI. Poi all’imbrunire, ecco come si trasformava. Da predatore solcava gli sterminati corridoi del dormitorio, braccava le sue vittime, quei ragazzini raggomitolati nelle brande delle camerate, immobili, protetti solo da un lenzuolo. I chierichetti udivano i passi sino alla porta della camera del prescelto che chiameremo Paolo. Martinelli consumava i suoi abusi sessuali, saziava desideri e perversioni. Per poi riprendersi e tornare mite e ossequioso, e affacciarsi così a un nuovo giorno nei sacri palazzi come se nulla fosse, con gli alunni ministranti nella Basilica di San Pietro che correvano alla scuola parificata di sant’Apollinare, alcuni con il cuore in gola.
La vittima ha subito questa vessazione per interminabili notti, mesi, anni. A fianco a lui, Kamil Jarzembowski, il compagno polacco di stanza, rimaneva silente, atterrito, cercando il modo di affrancare la vittima dalla schiavitù. E quando osava puntare l’indice contro Martinelli, il preside del preseminario San Pio X, l’allora monsignore Enrico Radice, reagiva con fermezza per proteggere il suo innocente, intoccabile, prediletto, diventato poi sacerdote come se nulla fosse. È questa la terrificante ricostruzione che il promotore di giustizia vaticano oggi contesta a Martinelli, 29 anni, nato a Chiavenna, ordinato in diocesi di Como il 10 giugno 2017, e a Radice, rettore dominus indiscusso, della scuola dei chierichetti del Papa per 12 anni» [Nuzzi, Sta].
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