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Secondo dati pubblicati dal Sole 24 Ore, non ci sono troppe richieste dei 780 euro promessi dal cosiddetto “reddito di cittadinanza” ed è difficile che «entro la fine di mese si raggiunga il numero di 1,3 milioni di famiglie aventi diritto, secondo i dati che erano stati forniti dal numero uno dell’Inps Pasquale Tridico.
E stiamo parlando delle domande inoltrate e non di quelle che poi verranno vistate e ammesse all’erogazione del sussidio sin da aprile. Basandosi sulle sole domande pervenute ai Centri di assistenza fiscale entro il 15 marzo, più della metà (55,2%) vengono dal Sud, il 23% dal Nord e il 21,4% dal Centro mentre solo il 6,7% da giovani sotto i 30 anni.
Mentre il primo dato forse potrà suonare scontato e in qualche maniera legato alla geografia elettorale dei 5 Stelle, il secondo apre una finestra di riflessione e in qualche maniera conferma come il Reddito contenesse in sé ab ovo una contraddizione difficile da sciogliere, quella di rivolgersi a due platee diverse (poveri e disoccupati).
I giovani sotto i 30 anni sono, infatti, nella stragrande maggioranza – più dell’80% – inseriti nel nucleo familiare dei genitori e quindi non hanno presentato una domanda autonoma. Il risultato che emerge, quindi, da questi primi rilievi è che il reddito di cittadinanza finisce per assecondare l’idea che la disoccupazione giovanile vada affrontata in primo luogo erogando un sussidio alla famiglia» [Di Vico, CdS].
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