Bandiera cinese
A fine maggio, un mese prima delle elezioni europee, le banche francesi avevano in portafoglio oltre 200 (duecento) miliardi di euro di titoli pubblici italiani, acquistati perché molto remunerativi rispetto agli altri della stessa area monetaria. Temendo, o prevedendo, una vittoria di Salvini-Di Maio, decisero di liquidarli, con il retropensiero di ricomprarli entro l’anno a prezzo minore e rendimento maggiore.
Del tutto imprevisto che People Bank of China (PBoC), umiliata da Trump sui dazi, avesse deciso nello stesso momento di riversare sul debito italiano la liquidità scaturita dalle scadenze dei Treasury bills.
È il mercato bellezza, si commenta nelle trading rooms. Involontariamente la Cina ha tolto di mezzo al vincitore elettorale Salvini lo spettro dello spread. Coinvolto com’era nel karaoke del Papeete, non se n’è nemmeno accorto. Ora ne beneficia Conte Due, mentre i professionisti della dietrologia riempiono pagine astruse e la Banca Centrale Cinese sorride pensando a com’è più facile fare business in Italia che negli Stati Uniti.
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