Il tempo delle mele
di Maria Pia Ciccariello
Ore 8:00 sveglia perché non riusciamo più a prendere sonno, abituati ad un ritmo ormai sfasato, colazione: latte pronto, ci sediamo, cellulare attivo sulla pagina del notiziario magari con qualche canzone in sottofondo che ricorda qualcosa.
E adesso?
Dovremmo studiare, cosa più onesta da fare, controlliamo: bacheche, gruppi, classroom, messaggi, chiamate, videochiamate, accendiamo il computer e cominciamo a lavorare in questa piccola bolla virtuale, sospesa in un tempo fermo.
La noia è costante, giriamo casa in cerca di qualcosa che non sia banale e scontata, non la troviamo ricerchiamo incessantemente ma non la vediamo, non la percepiamo.
Siamo abituati a correre, a calpestare a malapena le mattonelle del salotto, ogni giorno il caffè ci scorre sul polso della camicia bianca per la fretta, i primi jeans che troviamo stropicciati sulla poltrona, ultima scarpa, chiavi e via di nuovo nella giungla.
Ma se noi uomini abbiamo soprannominato “giungla” il mondo lì fuori, forse c’è un motivo; magari eravamo stanchi? Oppure avevano bisogno di una pausa?
Ed ora che è a nostra disposizione perché non ne usufruiamo?
Se pensassimo un attimo chi siamo, chi siamo diventati guardandoci dentro e non solo la mattina in tuta davanti lo specchio; forse non giudicheremo questo tempo astratto, ma utile.
Ci sono mille cose da fare, a cui pensare, a cui solo guardare; fermati, godi ogni ora. Potresti trovare cose nuove, avventure mentali con un semplice libro, puoi crescere e scoprire te stesso.
Non percepire la consistenza del tempo o la sua grandezza, vivilo e basta, così com’è ora in sole quattro mura, c’è vita.
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