«Impazza sui social del Regno Unito l’hashtag Januhairy, fusione di January (gennaio) e hairy (peloso): Laura Jackson, studentessa della Exeter University, esorta le coetanee a postare per tutto il mese foto di ascelle e gambe non depilate» [Franceschini, Rep].
Dal 18 febbraio, Rocco Siffredi sarà al Brancaccio di Roma per raccontare la sua vita. Come stanno andando le prevendite?
«La verità? Male».
Perché?
«Sono uno da vedere a casa. Quando nel 2016 ho girato il documentario Rocco, diretto dai francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, alla prima di Roma in sala c’erano 50 persone. A Parigi due giorni dopo il cinema era strapieno e fuori c’era la ressa. E dopo ha fatto il record di incassi. In Italia dopo un week end era già fuori dal circuito, ma quando è andato su Netflix ha fatto il picco di streaming. Gli italiani sono cosi, non ci mettono la faccia. E poi c’è anche un altro problema».
Quale?
«Alcuni gestori dei teatri hanno paura: ma Rocco che fa? Non è che se lo tira fuori?».
Lo farà?
«Scherza? Parlerò e basta. In smoking». [Scarpa,
Mess].
Vittorio Storaro giura che nella scena del burro con Maria Schneider Marlon Brando non si sbottonò neanche i pantaloni [Ferrucci-Corallo, Fatto].
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