Diario di una quarantena

La morte dà valore alla vita


Di Rachele Botte

Migliaia sono le domande e i sentimenti, talvolta contrastanti, che ci poniamo e percepiamo quotidianamente circa la morte.
Cos’è effettivamente la morte? Vuoto totale? Assenza di ogni percezione? L’ultimo stadio della nostra vita o un nuovo inizio? Potremmo passare intere giornate a interrogarci su tale argomento, ma le risposte non riuscirebbero mai ad appagarci del tutto. La morte non è in opposizione alla vita, non c’è dualismo in questo, come molti pensano. Al contrario, la vita e la morte sono complementari. Nella morte troviamo, dunque, il senso della vita, il suo valore, i suoi limiti temporali, comprendiamo l’importanza del vivere bene ed intensamente quel ‘poco’ che ci è concesso. Riflettiamoci, ogni giorno è come se morissimo sempre di più, in quanto ci avviciniamo repentinamente a quel fatidico momento. Che senso ha, dunque, sprecare il nostro tempo in futilità e nella paura del domani?

Proprio in virtù di questa consapevolezza, dobbiamo cogliere l’invito di afferrare l’oggi, vivere il presente, senza rimpiangere il passato o angosciarci per un incerto futuro. ‘Carpe diem quam minimum credula postero’ affermava il poeta Orazio secoli fa. L’atemporalità di questa massima mi stupisce sempre di più e mi da la spinta per vivere, soprattutto nel momento storico particolare che stiamo attraversando. Mai come in questi giorni, purtroppo, ci troviamo a fare i conti con un numero elevato di morti per colpa del Coronavirus. Uomini, donne, anziani vengono da un momento all’altro strappati alle loro famiglie. Qual è l’atteggiamento che domina in tale circostanza? Siamo terrorizzati, addolorati, cerchiamo, nel nostro piccolo, di agire nel modo più responsabile possibile. Molti ci riescono, altri si comportano da irresponsabili verso se stessi e gli altri. Restiamo uniti, anche se distanti, non lasciamoci consumare da questo nemico. Un giorno, seppur stremati, potremmo fieramente dire di aver vinto insieme, come in una grande famiglia.
Intanto non angosciamoci, ricordiamo, soprattutto, che vita è responsabilità.

Dalla rubrica Diario di una quarantena:

Condividi

Ultimi articoli

Parlando con Roberta Zantedeschi

Dopo Sebastiano Zanolli ho pensato di chiedere a Roberta Zantedeschi il suo punto di vista…

10 Aprile 2026

Femminismo e gli uomini

Mi sono spesso chiesto se è possibile essere uomini e femministi, e la risposta rapida…

3 Aprile 2026

PUÒ UN LIBRO RISOLVERE IL PROBLEMA DEL GENDER PAY GAP O DEL PATRIARCATO?

Diciamocelo subito chiaramente: un libro, da solo, non ha le braccia per smantellare un sistema…

2 Aprile 2026

L’inganno dei confini

Il focus del libro di Simone G. affronta il tema dei confini non solo in…

30 Marzo 2026

LASCIARE ANDARE

Al netto di una sensazione del "si, ma" che a tratti questo libro mi ha…

28 Marzo 2026

Il “Pensiero Magico” delle Soft Skills: perché un libro non salva l’azienda.

​Avete presente quel libro sulla leadership che troneggia sulla scrivania di molti manager? Quello con…

26 Marzo 2026