La sciarada di Papa Mastai

È il 20 settembre 1870: Pio IX, che ebbe tra i suoi svaghi quello di comporre sciarade, ne svolge una sul vocabolo ‘tremare’ (tre + mare = tremare). I tre versi, assolutamente di nessun pregio, ebbero egualmente la loro storia soltanto perché usciti fuori da tale venerabile penna:

Il tre non oltrepassa il mio primiero;
è l’altro molto vasto e molto infido
e spesso fa provar l’intero!

L’enigmistica moderna è ricca di una numerosa varietà di giochi: imbastiti su uno schema di pretesto, essi non risultano essere altro che un insieme di enigmi-indovinelli collegati da una matrice comune (il titolo-soggetto apparente) e le loro soluzioni concorrono alla composizione del prefissato schema lessico-strutturale.

Il più noto di questi meccanismi è proprio la «sciarada»; essa è costituita da due o più parti che, lette l’una di séguito all’altra, formano un totale assolutamente indipendente in quanto a derivazione linguistica:

gin + occhio = ginocchio

Nonostante la diffusione della sciarada anche tra il pubblico dei non specialisti, resta molto discussa l’origine del suo nome. Una delle spiegazioni degne di nota è quella secondo la quale charade deriverebbe da charrado (charado in provenzale: (“discorso fatto per ingannare il tempo”), che significa “conversazione”, in collegamento con charar, conversare (nella stessa direzione è anche possibile un riferimento con l’italiano ciarlare,lo spagnolo charlar e il rumeno charar).

Nella sua forma moderna la sciarada, abbandonati i vecchi metodi di composizione, è di ampio respiro e ciascuna sua strofa ne rappresenta una parte; nel caso di gioco breve, sono invece uno o più versi a scandirne gli elementi costitutivi.

Lo stesso vocabolo ‘sciarada’ costituisce il “totale” di questo esempio di Lilianaldo; il primo verso definisce la scia, il secondo la rada, il terzo e quarto insieme celano il totale sciarada:

LA FEMMINA DEI PORTI
Se dietro se la lascia un navigante,
la pace ad altri in seno offre sovente;
e a farsela col primo e col secondo,
tutto sommato, è risoluta a fondo!

Quest’altro esempio de Lo Schiavo,pur abbastanza semplice, è ricco di spunti originali. La specificazione “Sciarada (4 + 2 = 6)” indica che si tratta di un vocabolo di 4 lettere che, unito a un altro di 2, realizza un totale composto di 6 lettere.

LA SPOSA
Si fa innanzi con aria rabbuiata
prima del “sì” salendo per la scala:
però, una volta uscita dalla chiesa,
si vede ch’è parecchio sollevata!

Alla prima parte, cupo, deve seguire il la (la nota che precede il “si” nella scala musicale) perché si ottenga il totale cupola, la volta della chiesa situata là, in alto.

Zanzibar era lo pseudonimo di Piero Bartezzaghi, che negli anni ’70 e ’80 fu certamente l’enigmista più noto in Italia, principalmente grazie alle settimanali fatiche, sue e dei suoi lettori, su di un diffusissimo periodico di enigmistica popolare.

L’artefice di quel dannatissimo “schema libero” fu, però, anche autore eccellente e premiatissimo protagonista della moderna arte di Edipo. Questo che segue è uno dei suoi tanti lavori, una sciarada (4+4 = 8) in cui le parti sono espresse ciascuna da una delle strofe

VIVERE TRA GLI UOMINI,
NONOSTANTE GLI UOMINI

Andiamo sul cammino della sera
lasciando
tra i fiori dell’orto
l’ombra della nostra tristezza.

Dietro paraventi ricamati di luce
affoghiamo soli
in cumuli di lagrime:
e già precipita la nostra fine.

Ciascuno per sé stesso,
in questo arido quadro
e chi è solo non sa neppure comprendere
la vanità di un canto.
Da ogni capolinea
parte
la corsa dell’uno e dell’altro
per un appuntamento all’angolo:

ma la piazza è deserta.

Così è stato
per la bianca colomba senza nido
che ancora insegue la dolce luna.
Tra i continenti della notte
giace con la solitudine
il fiore non còlto.
E tu dove sei, uomo?

Quella che si riporta è la spiegazione della sciarada, ma con l’intesa che il lettore rilegga i versi riletti cercando di cogliere tutte le sfumature presenti in entrambi i significati.

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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