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L’ex giudice Ingroia ubriaco in aeroporto

Antonio Ingroia, oggi avvocato e un tempo celebre magistrato (è sua la prima firma nelle indagini sulla cosiddetta trattativa stato-mafia), è stato fermato ubriaco all’aeroporto parigino di Roissy. Gli agenti gli hanno impedito di salire sull’aereo, dato che oggi le compagnie preferiscono lasciare a terra i viaggiatori alticci, causa perenne di problemi una volta in volo. Ingroia non ha opposto resistenza, è stato preso in carico dal consolato italiano e, passata qualche ora, essendo svaniti i fumi dell’alcol, ha potuto imbarcarsi. L’ex giudice ha smentito la notizia, apparsa così come l’abbiamo scritta su tutti i social. «Macché ubriaco in aeroporto – ha detto a Vincenzo Iurillo del Fatto – ero perfettamente sulle mie gambe, mi è stato impedito di salire per un litigio con uno steward, in seguito al quale il comandante ha deciso di non imbarcarmi, ed ora sono in America centrale. Sto proseguendo il viaggio che avevo programmato, sia pure con un giorno di ritardo: ho dovuto pernottare a Parigi e ricomprare il biglietto aereo, tutto a mie spese». «Hanno affermato che avevo bevuto troppo…che poi sarebbero un paio di bicchieri di vino durante il pranzo consumato a terra» [ad Alfio Sciacca, CdS].

«Ingroia era in Francia per la “trattativa” Nero d’Avola-Cabernet Sauvignon» (Vittorio Sgarbi, storico nemico di Ingroia).

«I passeggeri in stato di ebbrezza sono la seconda causa di problemi in volo per i vettori secondo Steades, il database della Iata, l’associazione internazionale che raccoglie la maggior parte delle aviolinee. Il 27% delle denunce complessive inoltrate nel 2017 (ultimo dato disponibile) ha riguardato persone che si sono imbarcate già alticce o che lo sono diventate una volta in alta quota. In alcuni casi sono così fuori controllo da costringere a un atterraggio d’emergenza. Nell’intero anno ci sono state 8.731 segnalazioni di unruly passengers, di viaggiatori problematici. La prima ragione di problemi a bordo è stata la “mancata osservanza delle regole di bordo” come, ad esempio, allacciarsi le cinture di sicurezza (49%). Al secondo posto compaiono gli ubriachi con 2.454 report» [Berberi, CdS].

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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