Di Maio Salvini, c'è da fidarsi? Photo credit: Formiche.net
Un consiglio dei ministri di quattro ore, molto teso, con la squadra leghista presente al completo e i ministri grillini piuttosto assenti: Di Maio era a DiMartedì a sparare contro Siri, degli altri erano presenti solo Bonisoli, Trenta e Lezzi. Prima che cominciasse la discussione, Salvini ha comunicato ai giornalisti che la parte del Decreto Crescita relativa al cosiddetto Salva-Roma (ribattezzato dai leghisti Salva-Raggi) era stata tagliata e rinviata a data da destinarsi: «Faremo un provvedimento che venga in soccorso di tutte le amministrazioni comunali in difficoltà, e non solo di Roma» ha spiegato Salvini. Nel gruppone, piuttosto consistente, ci sono sia Alessandria che Catania.
Nel corso del consiglio, poi, sono stati tagliati i commi da 2 a 6, cosa che ha permesso ai Cinquestelle di dichiarare che il Salva-Roma era stato approvato a metà, «il principio è passato», ecc. In concreto, da questo testo non verrà alla Raggi nessun aiuto. Irritatissimo il premier Conte, dopo le dichiarazioni preventive di Salvini ai giornalisti: «Perché l’hai fatto? Basta pagliacciate. Come ti viene in mente di farci fare la figura dei passacarte?!». Quando Di Maio ha raggiunto il consiglio dei ministri si sono sentite urla e insulti. Alla fine di tutto – scrive Repubblica – Salvini avrebbe inviato un messaggio ai suoi il cui senso sarebbe: «Non possiamo andare avanti con questi qua. Il 27 maggio, comunque vada, mettiamo fine a questa storia».
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