Sfogliando il New York Times del 07/07/2020
Le code per il test del coronavirus sono lunghissime e a volte il materiale finisce prima degli ultimi “clienti”, evidenza che il paese sta ancora lottando per creare un efficiente sistema di tests dopo mesi di contagio. New Orleans: la coda si forma all’alba ma alle 8 il materiale è finito; Phoenix: 8 ore di attesa a una temperatura di oltre 40 gradi; San Antonio e altre grandi città: il test è permesso solo a chi ha già chiari sintomi del contagio. Dopo i primi tempi di sbandamento, il paese si è attrezzato molto meglio, facendo oltre 15 milioni di tests in giugno. Ma nelle ultime settimane, mentre i casi aumentavano in molti stati, la richiesta di tests è cresciuta oltre la capacità delle strutture addette, creando una nuova crisi.
Come ho già detto altre volte, è molto raro che il New York Times parli dell’Italia se non per fenomeni di mafia, corruzione, disordine politico e simili. Invece oggi abbiamo ben due articoli, tutt’altro che negativi.
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