Idea-Azione

Non è più solo un problema di destra e sinistra

Questa sera – anzi poco fa – tra le 21.00 e le 21.10 sono successi due fatti che polarizzano in modo esemplare settanta anni di storia politica italiana.

In entrambi i casi è la comunicazione a rendere visibile e plateale questa contrapposta esemplarità.

Alle 21.00 – dice il lapidario comunicato stampa di Palazzo Chigi – è convocato il Consiglio dei Ministri con un solo punto all’ordine del giorno: “Varie ed eventuali”. Nessuno si è nemmeno sforzato di buttare in capo all’odg un punto 1 e un punto 2 pro forma con qualche contenuto plausibile. Così da rendere quel “Varie ed eventuali” una circostanza formale, mentre in realtà era la copertura opaca di un duro dibattito su nomine pubbliche.

Alle 21.10, appena dopo, Filippo Ceccarelli ha iniziato su Rai Storia il suo viaggio di interviste “possibili” (nel senso che sono state ricomposte frasi realmente “pronunciate”) con i Capi dello Stato nel corso dei 74 anni della Repubblica italiana. Questa sera De Gasperi, De Nicola, Einaudi.

Da un lato la vacuità delle forme, dietro a cui il potere è furbizia, annuncio, farsetta, musuduro, ripicca, estremo scadimento di autorevolezza.

Dall’altro lato la percezione – incarnata in uomini regolati dal principio di austerità – del potere come scenario drammatico e quindi come costante misura di atti simbolici per conservare alla politica il senso della “res severa” (e – bravo Filippo Ceccarelli che si addossa lui la “sdrammatizzazione” – sarà così certamente anche nelle storie delle successive puntate).

Non è più solo un problema di destra e sinistra; non è più solo un problema di competenti e incompetenti.

Questo è il doppio registro di una questione che non può andare lontano. La perdita di ogni forma nel non sapere e non potere più indossare nessuna storia quando i luoghi, le norme, le convenzioni, la stessa democrazia ti obbligano ad indossare quella storia per potere esercitare quel potere.

In questi mesi abbiamo visto molte scadenti, scadentissime anticipazioni. Anche peggiori. Questa sera però un comunicato stampa e un programma tv mostrano due nazioni irreparabilmente separate. Che sfidano ora senza indugio ciò che resta della politica e ciò che resta della coscienza del corpo elettorale a ritrovare la dignità.

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Stefano Rolando

Stefano Rolando è nato a Milano nel 1948, dove si è laureato in Scienze Politiche e specializzato alla Scuola di direzione aziendale della Bocconi. Tra vita e lavoro si è da sempre articolato tra Milano e Roma. E' professore universitario, di ruolo dal 2001 all’Università IULM di Milano dopo essere stato dirigente alla Rai e all'Olivetti; direttore generale dell'Istituto Luce, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Consiglio Regionale della Lombardia. Insegna Comunicazione pubblica e politica e Public Branding. Ha scritto molti libri sia su media e comunicazione che di storia, politica e questioni identitarie. Da giovanissimo è stato segretario dei giovani repubblicani a Milano, poi ha partecipato al nuovo corso socialista tra anni settanta e ottanta. Poi a lungo non appartenente. Più di recente ha lavorato sul civismo progressista (Milano e Lombardia) e su un progetto politico post-azionista in relazione al quale è parte della direzione nazionale di Più Europa.

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